I soldi fanno la felicità?

Una ricerca americana mostra come i soldi possano fare la felicità… se spesi bene!

I soldi fanno la felicità, ma meno di quanto si pensi. È questo l’assunto della ricerca di Elizabeth Dunn, Daniel Gilbert e Timothy Wilson, dal titolo “If money doesn’t make you happy, then you probably aren’t spending it right”. I tre studiosi americani si sono chiesti se e quanto i soldi ci rendano felici, analizzando un’ampia letteratura scientifica e conducendo delle ricerche. Il risultato? Da un lato le spese che facciamo e che ci fanno molto felici sono spesso diverse dalle spese che pensiamo possano renderci tali. Dall’altro, gli autori individuano otto principi per spendere meglio. Tra questa e la prossima settimana li analizzeremo tutti con cura.

Primo principio: “Compra le esperienze al posto delle cose”. Gli autori hanno dimostrato che siamo più spesso felici quando spendiamo i soldi in esperienze, piuttosto che nelle cose. Addirittura, il semplice fare esperienza è più appagante del tipo di esperienza fatta. Come mai? Una risposta può essere che siamo più felici quando pensiamo a ciò che facciamo, quando siamo concentrati nell’esperienza, quando viviamo e sentiamo il momento. L’esperienza ci tiene concentrati su essa, l’oggetto no. All’oggetto ci adattiamo velocemente, mentre i ricordi di un’esperienza rimangono vivi nella nostra mente. Inoltre, mentre le esperienze ci rendono felici sia mentre le facciamo, sia quando le ricordiamo, le cose ci rendono felici solo mentre le usiamo. Un altro punto importante è che tendiamo a sentire la nostra identità maggiormente definita dalle esperienze, piuttosto che dagli oggetti che possiediamo, in parte perché le prime sono uniche, irripetibili e facilmente condivisibili.

Secondo principio: “Aiuta gli altri prima che te stesso”. In qualche modo lo diceva già Schopenhauer. Gli autori notano che la felicità nell’uomo, in quanto animale sociale, è fortemente determinata dalle sue relazioni. Spendere donando o facendo regali agli altri rende più felici che spendere per se stessi, una verità riscontrata in diverse culture. Ma perché spendere per altri rende più felici? Un’ipotesi è che intessere relazioni è universalmente considerato importante per stare bene, e spendere in maniera prosociale influenza positivamente l’umore proprio perché ha un forte impatto sulle relazioni. Anche dare soldi in beneficenza è bene: regala un’immagine positiva di sé che ci fa sentire apprezzati e aiuta lo sviluppo di relazioni sociali, dal momento che spesso queste donazioni sono fatte all’interno di gruppi organizzati. Tuttavia, questa è una di quelle realtà che nella nostra mente suona in altro modo: solitamente tendiamo a pensare che ci renda più felice spendere per noi che per gli altri; paradossalmente, donare i propri soldi rende felici, pensare di farlo no.

Terzo principio: “Compra i piaceri piccoli piuttosto che quelli grandi”. Dato che tendiamo ad adattarci velocemente alle cose comprate è meglio comprarne di piccole, in modo da farlo più di frequente. Si è visto, infatti, che la felicità – intesa come stato più o meno permanente, più che come breve sentimento – è più collegata alla frequenza delle esperienze positive che alla loro intensità. Ad esempio, chi ha esperienze sessuali è più felice di chi non le ha, ma in un periodo di 12 mesi preferiamo avere non più di un partner; infatti, più partner sono emozionanti, ma partner abituali sono regolarmente piacevoli. Con le parole degli autori: “Un giro su una giostra ogni quindici giorni potrebbe essere migliore di un giro sulle montagne russe una volta all’anno”. Inoltre, nella ricerca del piacere c’è da considerare che aumentare la quantità o l’intensità di un evento non vuol dire aumentarne il piacere derivato: mangiare 12 biscotti al cioccolato non è due volte più piacevole che mangiarne 6! Questo punto spiega anche quelle ricerche che mostrano come siano più felici le persone in grado di assaporare i piccoli piaceri della vita, risorse molto più diffuse e a portata di mano rispetto a grandi e lussuosi piaceri. Addirittura, sembra che chi è abituato a grandi e costosi piaceri si abitui ad essi molto velocemente, cosicché concedersi continui “colpi di testa” diventa controproducente.

Quarto principio: “Compra meno garanzie”. Sebbene ci immaginiamo come esseri fragili e vulnerabili siamo in realtà capaci di sopportare grandi difficoltà e di ristrutturare e superare molte situazioni negative. Eppure, proprio questa credenza ci porta spesso a pagare dei costi aggiuntivi per garanzie o assicurazioni. È come se fossero una sorta di protezione emotiva di cui, in realtà, possiamo fare a meno: non perché l’evento dannoso non capiti, ma perché quando capita siamo psicologicamente più che in grado di farvi fronte. La credenza distorta che siamo fragili porta dunque a proteggerci da possibili eventi dannosi, e potrebbe aumentare la percezione e l’aspettativa che essi capitino. È sicuro, invece, che lentamente le varie offerte e vantaggi ci anestetizzano emotivamente: l’impossibilità di cambiare, sostituire, ecc. ci fa apprezzare di più il valore di una cosa.

Nel prossimo articolo vedremo gli ultimi quattro principi.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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