Come superare la maturità: le 3 fasi di studio

Vediamo alcune tecniche per lo studio

Ci siamo. Il periodo è quello degli esami e, in particolare, tra poco ci saranno quelli di maturità.

Pensando a un articolo che possa tornare agli studenti che leggono, ho cercato di elaborare alcuni consigli generalizzabili a qualunque processo di studio, per imparare a non incasinarsi ancora di più, grazie agli studi della terapia breve.

Pronti?

Innanzitutto sfatiamo un mito tanto diffuso quanto semplicista: la Tecnica Assoluta dev’essere ancora inventata. Circolano molte informazioni su metodi passepartout, ma è più corretto dire che esistono una serie di ottime tecniche e che, ciascuno, deve trovare quelle più adatte a sé (vedi ad esempio i consigli dati nel libro Lo studente strategico).

In secondo luogo: un metodo è sempre meglio di un non-metodo. Innanzitutto perché ci aiuta a organizzare meglio il materiale, e poi perché suscettibile di verifica: se non funziona possiamo sempre passare ad un altro. La prima regola, quindi, è trovare il proprio metodo di studio. Naturalmente si trova col tempo (non in prossimità di un esame, in cui semmai si possono apprendere nuove tecniche) e, cosa importante, può sempre cambiare col passare degli anni.

E ora: libri in mano! Come organizzare lo studio? Una cosa fondamentale è, innanzitutto, dividerlo in 3 fasi: acquisizione, fissazione e rievocazione di concetti.

1 – La fase dell’acquisizione

La fase dell’acquisizione corrisponde spesso al momento della prima lettura e non è da sottovalutare.

Devi cominciare ponendoti questa domanda: “Che cosa sto per studiare?” Pare banale, ma la prima tecnica è quella di avere ben in mente cosa stai per leggere: la materia, certo, ma anche il libro e il capitolo. Scorri l’indice, anche velocemente: la tua mente comincerà a predisporsi per quel tipo di argomento da esplorare.

È facile capire che per studiare aritmetica e filosofia occorrono due approcci di diversi; immagina, allora, che come un esploratore a ridosso di una giungla, dai un’occhiata alla cartina per farti un’idea del territorio: ci saranno paludi o pianure, boschi o radure, pianeggianti o montuose? Saperlo ti aiuta a predisporti mentalmente al tipo di studio richiesto.

Durante l’esplorazione, cioè durante la prima lettura, ti sarà utile tornare qualche volta sul titolo del capitolo: ancora una volta aiuti la mente a ricollocare al giusto posto le informazioni acquisite man mano; come se, da esploratori, di tanto in tanto riprendiamo la cartina per vedere in che punto ci troviamo.

Fondamentale, accanto a questo, sarà un altro processo: dividi il percorso in piccoli obiettivi. Un conto è dirsi di studiare 1200 pagine, un altro è fissare un limite di 30 pagine al giorno. Lavorare per piccoli obiettivi consecutivi è sempre più produttivo che avere di fronte tutta l’interezza del progetto da affrontare: da un lato la mente fa meno fatica, perché concettualizza un passo alla volta; dall’altro ti aiuti a dividere realisticamente le ore e i giorni di studio in base al materiale.

2 – La fase della fissazione

Arrivi così alla fase di fissazione, che solitamente corrisponde al ripasso e in cui memorizzerai tutti i concetti appresi. “Tutti?”. No, è irrealistico e poco augurabile: l’importante è avere dei concetti chiave ben fissati in testa.

Come fare?

Riprendi i panni dell’esploratore e per prima cosa ricorda che dopo una lunga marcia c’è sempre bisogno di qualche minuto di pausa: evita immersioni nello studio troppo lunghe e pause altrettanto lunghe, ma soprattutto evita pause che non sono tali! Ascolta musica, prepara uno spuntino leggero, innaffia le piante, lava qualche stoviglia… insomma, fai sì che il cervello, dopo un’ora o due e in un punto strategico del capitolo, stacchi, si riposi, smetta di lavorare distraendosi per cinque-quindici minuti al massimo.

Anche in questa fase, inoltre, le tecniche possono spaziare e approfondirle va oltre gli scopi di questa pagina. In termini generali, schematizzare liste, nomi, date e simili aiuta la mente. Ad esempio puoi usare rime, acronimi o simili, come la famosa frase “MA COn GRAn PENa LE REca GIU’” per ricordare i nomi delle Alpi (MArittime, COzie, GRAie, PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche e GIUlie); un altro modo può essere quello di associare il concetto alla sua immagine o a un’immagine simile (per esempio immaginare un leone seduto su tante ricchezze per ricordare il nome di Riccardo Cuor di Leone) e, se è una lista, collegare le immagini tra loro con una storia molto semplice, anche bizzarra.

Naturalmente, queste tecniche vanno bene per fissare liste, appunto, e richiamarle. Ma per concetti più ampi? Una buona tecnica è quella di sottolineare solo le parole chiave: la mente crea facilmente dei ponti, quindi quando nella fase di richiamo andrai a sbirciare nel testo, le parole chiave creeranno subito i collegamenti necessari.

Altrettanto utile sarà una buona ripetizione ad alta voce: fissa meglio i concetti e ci prepara all’esposizione.

3 – La fase di richiamo

E nella fase di richiamo, come fare?

Naturalmente puoi servirti delle tecniche appena viste, ma prima di tutto è bene spegnere l’ansia: se il nostro esploratore si perdesse e cominciasse a non ragionare più sarebbe spacciato!

C’è una tecnica molto utile ed è quella del dichiarare il perturbante segreto, cioè dire “Sono agitato!”.

Naturalmente va fatto con le giuste parole. Quando sarai di fronte al Prof., o alla commissione, prova a dire una cosa simile: “Vi prego di scusarmi in anticipo se durante l’esposizione potrà capitare che io arrossisca, cominci a sudare o perda il filo del discorso, ma è perché sono molto emozionato. Comunque giusto qualche secondo e mi riprendo.

La fragilità dichiarata diventa un punto di forza, ben dispone l’altro e tranquillizza noi, poiché una volta dichiarato che si potrà incorrere in qualche intoppo, se ciò dovesse accadere sapremo di non fare una brutta figura avendo preavvisato l’altro; inoltre, eviteremo quei tentativi di autocontrollo che ci fanno agitare di più e, peggio ancora, ci distraggono dal compito!

Tutto qui?

Naturalmente, come detto, le tecniche sono tante e personalizzabili. C’è chi, nella fase di acquisizione crea dei riassunti composti da “frasi chiave” per poi ripassare solo quelli, oppure chi studia con la musica ad alto volume perché crea un effetto paradosso che lo fa concentrare di più. Se poi vuoi saperne di più, posso consigliarti il libro Lo studente strategico, molto illuminante.

Insomma, il metodo va trovato, ma ciò che importa è cominciare con un’utile disposizione mentale.

In bocca al lupo!

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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