Perfezionismo

Sei un perfezionista?

Una nuova settimana con il blog de Lo Studio dello Psicologo. Siamo comodi? Tranquilli? Rilassati? O c’è qualcosa che trascina la mente altrove? Un compito lasciato in sospeso, magari. Una mansione, un piccolo dettaglio, qualcosa di quasi insignificante ma che è lì, come una virgola fastidiosa messa al posto sbagliato. Potremmo avvertire la necessità di alzarci, lasciare queste righe e sistemare quell’impegno, mettere il puntino sulla “i”, per rifinire e ritoccare il dettaglio.

Saremo mica perfezionisti?


Voltaire diceva: “Il meglio è il nemico del bene”. Tutti potremmo desiderare d’essere precisi. Perché no? Puoi ritrovare le carte messe a posto il giorno prima, ordinare libri e dischi per trovarli subito, organizzare un lavoro con molta precisione, arrivare in tempo agli appuntamenti. Ma, come dice Altstötter-Gleich, alla fine il perfezionismo può diventare un veleno per la mente: più ne hai, più ne vuoi. D’improvviso ti ritrovi a ricercare la perfezione, una condizione più divina che umana. Nei lavori o nelle amicizie, nei giudizi o nelle morali, o perfino a letto! Finisci a rincorrere un ideale che proprio in quanto “idea” è unicamente nella mente della persona (e forse nemmeno lì, dato che la perfezione è inimmaginabile). La meta potrebbe essere quella di piacere agli altri, o a se stessi, o a uno standard sociale o personale concretamente sempre troppo alto, composto da sempre troppi dettagli, da sempre troppe clausole e condizioni; oppure potrebbe essere l’idea di tranquillità, di serenità del vedere che tutto combacia, tutto è a posto, tutto in regola senza sgarri e sorprese. Ma l’idea finisce per divenire irraggiungibile, l’appagamento è sempre un metro più in là e, come diceva Monet, “Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene”.

Alcuni esempi di atti di perfezionismo vengono così descritti:

1) Ipercompensazione: quando portiamo all’eccesso un comportamento per evitare che qualcosa vada storto, ad esempio partendo con estremo anticipo per evitare il ritardo.
2) Controlli eccessivi: quando controlliamo e ricontrolliamo gesti, dettagli, lavori nostri o altrui, direttamente o facendo domande, per accertarci che siano fatti bene.
3) Ripetere e correggere: quando ripetiamo azioni quotidiane, come piegare magliette o tovaglie, o sistemare cuscini e lenzuola, o ordinare fogli e appunti, affinché siano “perfetti”.
4) Eccesso di pianificazione: quando pianifichiamo tutto in modo esasperato, con liste, schemi, categorie, ordini, percorsi, numeri, riferimenti, ecc.
5) Difficoltà di decisione: quando, di fronte a delle alternative, finiamo per perderci in un marasma di considerazioni su pro e contro per paura di fare la scelta sbagliata, finendo per non farla affato.
6) Temporeggiare: quando, in conseguenza alle difficoltà delle decisioni, temporeggiamo, rimandiamo, procrastiniamo, attendiamo per evitare la decisione stessa.
7) Non riuscire a smettere: quando il compito, il lavoro, l’opera diviene difficile da concludere per paura che manchi qualcosa, o quando al contrario ci si butta in fretta per paura di non finire in tempo.
8) Incapacità di delegare: quando, per sfiducia negli altri, facciamo tutto da noi, ogni dettaglio, ogni aspetto, dimenticando che il leader non è colui che fa tutto, ma colui che sa gestire gli altri.

Questi potrebbero essere alcuni tratti del perfezionista, ma è possibile che solo alcuni siano presenti e con diversa intensità, oppure che ce ne siano degli altri. I problemi si presentano quando ostacolano la vita lavorativa della persona, impedendo di ottenere gratificazioni dai compiti o anche solo di portarli a termine; o quando minano la vita relazionale, creando difficoltà nel rapporto con gli altri; o quando paralizzano la vita individuale, cosicché l’insoddisfazione per ciò che si fa diventa eccessiva. È che l’ordine a volte ci piace, e anche tanto. Ci dà una rassicurante idea di controllo che purtroppo s’infrange costantemente con un mondo a cui il controllo calza stretto; persino con noi stessi dobbiamo fare i conti con l’irrazionalità, venendo dominati da sentimenti e passioni incontrollabili – dal piacere alla rabbia, dalla paura al dolore.

Così, se essere precisi, puntuali o ordinati può essere un vantaggio, risulta uno svantaggio quando la rigidità diviene disfuzionale, quando l’eccesso di controllo ti fa perdere il controllo, a volte sfociando dinamiche ansiose – dall’ansia generalizzata all’attacco di panico – altre volte facendo precipitare l’umore e creando impasse inamovibili. Ed è proprio qui che si può presentare un disturbo noto come Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità, che vedremo la prossima settimana.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Altstötter-Gleich, C. (2011). Il perfezionista. In Psicologia Contemporanea, 224.

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2 thoughts on “Perfezionismo

  1. Anche l’ossessione di correggere gli errori degli altri facendo sapere a tutti che l’hai corretti?
    Accade molto spesso dove lavoro: persone impegnano intere giornate a scovare l’errore del collega.

    • Bisognerebbe vedere di caso in caso, Marco, ma può capitare :)
      Il problema è quando il controllo diventa un problema, quando la rigidità vince la flessibilità, quando la divina perfezione si sostituisce all’umana imperfezione.
      Certo, è possibile esercitare il controllo anche sugli altri, oltre che su noi stessi: in alcuni casi si controlla per un senso di auto-gratificazione, a cui viene richiesta una conferma sociale da parte degli altri – colleghi, amici, parenti, a volte persino sconosciuti.
      In altri casi si è “in buona fede”, si pensa semplicemente che “Le cose andrebbero meglio se venissero fatte come dico io”.
      Spesso la risorsa migliore è aspettare e vedere, accettando le diversità, i successi e gli errori nostri e altrui. E’ un ottimo modo per coltivare l’autostima altrui e concimare la nostra flessibilità, che davanti a un mondo in cui l’unica costante è il cambiamento (come diceva Buddha), è una qualità preziosa.

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