Fobie

Oggi parliamo delle fobie specifiche

Quanti film hanno sfruttato ragni, rettili, uccelli o altri insetti e animali per mutarli in creature spaventose che terrorizzanno i poveri personaggi della storia? E quanti sfruttano sangue, iniezioni o strumenti chirurgici evocando la paura nello spettatore? Senza contare quei film che trasformano situazioni più o meno comuni – come l’ascensore, il volare o le grandi altezze – in due ore di panico e terrore. Mark Twain diceva che “La più grande differenza fra realtà e fantasia è che la fantasia deve essere credibile” e più tardi il nostro Pirandello obiettò, a chi criticava Il fu Mattia Pascal come assurdo e inverosimile, che “Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere”.


È
un’assurdità avere paura di un ragno o di un piccione?

Chi soffre di una Fobia Specifica direbbe proprio di no e secondo una recente ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità (condotta all’interno del European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) nel corso della vita ne soffrono circa 6 italiani su 100. Tuttavia solo una piccola percentuale si rivolge a uno specialista, mettendo in atto il comportamento più comune quando si ha paura: l’evitamento. Ma se evitare tiene lontana l’ansia, il problema non viene risolto e anzi incrementa, poiché l’evitamento ci conferma che l’oggetto fobico è più forte di noi. I problemi più concreti sorgono allora quando la fobia riguarda animali più comuni come ragni, gatti o piccioni, o situazioni come grandi altezze o luoghi angusti come gli ascensori, finché la paura incrementa fino a farci vedere il serpente in quel tubo di gomma buttato lì, in un angolo di strada…

Assurdità? Ancora una volta si tratta della realtà.

Ma è del tutto irragionevole” potrebbe sostenere qualcuno. “Capisco un serpente, ma come si fa ad avere paura di un piccione?”. Il problema è che la mente segue anche logiche apparentemente irrazionali e chi soffre di una fobia specifica lo sa bene. Spesso sai riconoscere l’eccessività e l’irragionevolezza della tua paura, ma la semplice esposizione all’oggetto fobico provoca una risposta ansiosa immediata, fino ad arrivare a volte a un vero e proprio attacco di panico! A poco servono statistiche e numeri sul crollo degli ascensori o dimostrazioni dell’innocuità dell’animale da parte di amici e parenti: la nostra paura, alla fine, vince su tutto.

Molto ci si è soffermati su presunte cause delle fobie specifiche, con richiami al significato simbolico dell’oggetto fobico. Ciò che ci è stato chiarito, però, è che appunto la persona mette in atto una serie costante di comportamenti di evitamento, tali che i confini della paura si restringono sempre più: se si inizia con l’avere paura di fronte all’animale, si può arrivare ad averne persino guardandolo in foto. Altre volte la persona si trova costretta ad affrontare la situazione – come quando deve prendere un ascensore per salire all’ultimo piano di un grattacielo, sebbene possa non farsi scrupoli a compiere l’impresa a piedi – ma la vive con intensa ansia, disagio, malessere. Sia l’evitamento che il controllo delle proprie reazioni sono dei tentativi disfunzionali di risolvere il problema. Il primo, infatti, ci conferma che siamo incapaci di affrontare e superare la nostra paura. Il secondo, inoltre, diviene il vano tentativo di controllare con la mente delle reazioni fisiologiche, cadendo così nella trappola di farle impazzire ancora di più (Nardone, 2003).

Ma allora” ci chiede chi soffre di una fobia specifica, “cosa dovrei fare? Rimanere vittima delle mie fobie?!”. Evitare di evitare è sicuramente un buon inizio perché ci permette di mostrarci capaci ai nostri stessi occhi. Ma a volte il problema è talmente radicato che solo l’idea di evitare di evitare ci sembra assurda e chi riesce a metterla in atto vive la situazione fobica così male da non volerne più sapere. Persino il farmaco serve a poco, perché la paura rimane comunque e tutt’al più è il sintomo fisico ad attenuarsi. Questi sono i casi in cui le nostre risorse sono bloccate e necessitiamo delle competenze di un professionista che ci aiuti a sbloccarle e a ritrovare la capacità di imbrigliare la paura, domandola una volta per tutte. Tecniche psicoterapeutiche, come quelle dell’approccio strategico, possono essere utilizzate inizialmente per guardare la paura negli occhi e vederla dissolversi come nebbia al sole, ritrovando il coraggio perduto e riacquistando la piena autonomia e libertà di affrontare la vita.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
(vuoi acquistare i libri citati? Clicca sul titolo!)
Nardone, G. (2003). Non c’è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.
Taranto, M. (2008). Sintesi dello studio ESEMeD.

Vuoi avere maggiori informazioni o prendere un appuntamento?
Chiamami al 340 95 488 35 o compila questo modulo:

Scrivi un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...