Chat-dipendenza

Psicopatologie online

Se internet ha portato numerose rivoluzioni, tra le più discusse c’è la comunicazione via chat. Questo strumento si mostra in dozzine di programmi e servizi che permettono a persone residenti in qualunque punto del Globo di abbattere le barriere spaziali e scriversi in diretta. Anzi, diciamo che “scrivere” è un termine estremamente riduttivo, poiché possono anche parlare, vedersi, giocare o ascoltare musica assieme, inviare foto, film, denaro, e via dicendo.

Un mondo nel mondo, insomma, o per essere più precisi un’infinità di mondi nel mondo.

Come per tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche, anche per questa si scontrano due grandi opinioni. A un estremo c’è chi vede nelle chat (e in internet in generale) uno strumento dal valore miracolistico, quasi messianico, capace di arricchire ed evolvere le relazioni sociali, consegnando nelle mani dell’uomo le chiavi per aprire le porte a un mondo nuovo e migliore. All’altro estremo c’è chi possiede una visione più apocalittica, quasi demoniaca di internet e dei suoi strumenti, visti come un dannoso sconvolgimento di un sano equilibrio, che poco o per nulla si giova dei cambiamenti apportati da queste tecnologie; anzi, per molti versi si stava meglio prima. In mezzo a questi estremi c’è una visione forse più moderata, che vede internet – e nel caso specifico la chat – meramente come uno strumento, che dimostra la propria utilità o dannosità a seconda dell’uso. La responsabilità, insomma, è nostra, ma cadere nella rete e rimanervi impigliati è piuttosto semplice. Chiariamo una cosa: “semplice” non vuol dire che chiunque, in qualunque momento, corre un rischio nel poggiare le dita sulla tastiera. Ma in che modo si corrono dei rischi, allora?

Abbiamo già parlato dell’importanza del piacere nella nostra vita (ad esempio qui) e a volte si fatica a capire perché uno psicologo clinico, che lavora abitualmente con la sofferenza, si dilunghi tanto sul piacere: non dovrebbe forse individuare ed eliminare le cause della sofferenza stessa?

La realtà è che l’uomo è molto più complesso di un mero processo causa → effetto. Seppure fosse possibile scovare le cause che hanno generato uno stato di sofferenza, non è detto che sia ugualmente possibile eliminarle, né che la loro eliminazione porti all’estinzione della sofferenza stessa. Alcune problematiche, ad esempio, si basano appunto sulla sensazione fondamentale del piacere, ma è un piacere distorto che, paradossalmente, genera sofferenza: lo vediamo con più evidenza nel vomiting, dove il vomito autoindotto usato come strategia per perdere peso finisce per diventare un irrinunciabile piacere; o nell’anoressia, dove il piacevole compiacimento sta nella capacità di astinenza, rafforzata dalla produzione di neurotossine. Esempi forti, ma utili a capire il ruolo del piacere in altre problematiche, poiché nel momento in cui ci si ritira dai piaceri della vita (per una causa o per un altra), ecco che entra in gioco un altro unico piacere, dominante, divorante.

Come può tradursi questo discorso nella chat-dipendenza? Le chat permettono di vivere una rappresentazione di sé e degli altri completamente virtuale e idealmente migliore, liberando le inibizioni e cambiando radicalmente le regole di desiderabilità e di potere sociale. È come un gioco di ruolo, dove si può interpretare ciò che nel mondo materiale, per un motivo o per l’altro, non si riesce ad essere e ad avere ciò che non si riesce ad avere. Non parliamo solo di casi di estrema insoddisfazione. Molti sono i partner di coppie problematiche, che non trovano più piacere al proprio interno e che in chat riescono ad intessere relazioni virtuali vissute come migliori, più piacevoli, più vicine all’ideale che vorrebbero. Altri vivono una vita dominata dal lavoro, dallo studio, dallo sport, o dalla dipendenza familiare, e nel mondo virtuale possono soddisfare tutti i loro bisogni di relazione, di autonomia, di svago. In queste situazioni, il mondo materiale da un lato diventa sempre meno interessante, sempre meno in grado di offrire stimoli e situazioni piacevoli, e dall’altro sempre più opprimente, sempre più difficile da affrontare – perché il problema viene rimandato e, come un mostro che non si affronta, appare sempre più terrificante.

Di fronte a questa realtà, occorre ricostruire una vita di piccoli sani piaceri: tempo e spazio per se stessi, per le amicizie, per le relazioni, per passioni e interessi, ma anche coraggio di affrontare la vita e gli inevitabili ostacoli che ci pone, da vedere come risorse per la crescita e il benessere personale, anziché come seccature che vorremmo – ma non possiamo – evitare. Così, quando si arriva alla consulenza psicologica, bisogna interrompere i meccanismi alla base del piacere distorto – distorto non perché sbagliato in sé, ma perché unico e divorante: come se potessimo trovare completa soddisfazione nel mangiare, ogni singolo giorno, ad ogni singolo pasto, il nostro cibo preferito – e successivamente farne costruire di nuovi, attraverso un processo di scoperta che sia personale per ogni individuo.

Si capisce allora come la chat, lungi dall’essere demoniaca e altrettanto lontana dall’essere messianica, sia uno strumento dalle multiformi possibilità, ma che non può essere eletto a risoluzione di una vita, o di alcuni suoi aspetti, che vorremmo cambiare.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
(vuoi acquistare i libri citati? Clicca sul titolo)
Nardone, G., Cagnoni, F. (2001). Le perversioni in rete. Le psicopatologie da internet e il loro trattamento. Milano: Ponte alle Grazie.

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