Capire l’adolescenza: miti e cambiamenti di un età difficile

Oggi parliamo dei mondi dell’adolescenza

Questo articolo non piacerà agli adolescenti.

D’altronde come può piacere un articolo che parla di limiti e di regole, soprattutto se imposti?

A me non piacerebbe e tanto meno potrebbe piacere a chi vive un’età di esplosive potenzialità, che da qualche parte dovranno pur essere incanalate. 

Un’età di mezzo, dove di certo non si è più bambini e di certo non si vuole essere come gli adulti. 

Un’età dove si è in grado di fare e pensare molto più e molto meglio di prima, ma dove ancora c’è da scoprire tutto quello che si può e che si vuole fare.

Chi vorrebbe sentirsi limitato, soprattutto in questa età?

L’età dell’incertezza, la chiama qualcuno, quella del “rebel without a cause”, o della gioventù bruciata. Un’età borderline, termine che manifesta il sapore acro di quella patologia-contenitore in cui spesso le figure psic- ficcano tutto ciò che è poco chiaro e molto disfunzionale; l’età difficile… ma difficile per chi, poi?

Adolescere significa “crescere” e crescere implica cambiare.

La gioventù di oggi è corrotta nell’anima, è malvagia, empia, infingarda. Non potrà mai essere ciò che era la gioventù di una volta e non potrà mai conservare la nostra cultura

Lo dicevano gli Assiro-Babilonesi 3000 anni fa, come testimonia una tavoletta di argilla del 1000 a.C. A quanto pare le difficoltà adulto-adolescente sono un retaggio della storia dell’uomo e, anzi, viene da pensare che siano fisiologiche alla sua evoluzione e al suo progresso.

Certo, resta difficile da capire come l’attuale sballo della vodka versata negli occhi possa portare a una fonte di progresso e di evoluzione, seppure l’esistenza di aspetti tipici dell’esperienza adolescenziale (l’avventura, la diversità di comportamenti, la compresenza di comportamenti contraddittori) e il tentativo di sopprimerli o incanalarli è documentabile in ogni periodo storico.

Capire l’adolescenza è difficile.
Lo sanno i genitori, e lo sanno gli psicologi. Jeammet, uno studioso francese esperto nel campo, ha scritto un libro un libro proprio per questo scopo: Cento domande sull’adolescenza, dove vuole aiutare i genitori ad aiutare i figli.

Ecco perché sorge la diffidenza degli adolescenti verso chi cerca di incastrarli in termini ed etichette, e la difficoltà degli adulti che tentano di capire un mondo in cui, paradossalmente, hanno vissuto anche loro.

Un bisogno di capire che ha prodotto veri e propri miti sull’adolescenza:

  • il mito che lo sviluppo adolescenziale sia normalmente tumultuoso;
  • il mito che nell’adolescenza ci sia un incremento dell’emotività;
  • il mito che la pubertà sia un evento negativo per l’adolescente;
  • il mito che in adolescenza ci sia il più alto rischio di suicidio;
  • il mito che il pensiero dell’adolescente sia di tipo infantile.

Miti che sono trapelati nella nostra società, nelle nostre parole fino ai nostri comportamenti, condizionando la visione e le azioni degli adulti, allargando anziché diminuendo il confine tra due mondi che potrebbero invece compenetrarsi. Daniel Offer li ha studiati a lungo, sfatandoli categoricamente.

A nessuno piace sentirsi incompreso, ma forse piace ancora meno sentirsi capito con occhi diversi dai propri: è come porre domande in una lingua e sentirsi dare risposte sicure e convinte in un’altra. Questo, naturalmente, vale in tutte e due le direzioni: dagli adolescenti agli adulti e dagli adulti agli adolescenti.

Cosa c’è di difficile nei loro rapporti, allora? Possibile che entrambi, qualunque cosa facciano verso l’altro, sbaglino? Questo è un altro mito, evitiamolo.

Se adolescere porta in sé il seme del cambiamento è perché cambiamenti ce ne sono e repentini:

  • cambia il corpo, che cresce, vive, dà la possibilità di nuovi confronti, di nuove potenzialità, di competizioni e diversità;
  • cambia il pensiero, la capacità di creare con la mente e con le azioni, la possibilità di pensare nuovi mondi, di andare al di là di quello concreto per immaginarne di infiniti possibili;
  • cambia la società in cui si vive, il modo di relazionarsi ad essa, ciò che si può finalmente fare e che non è più possibile (o tollerato) fare;
  • cambia il rapporto con sé stessi, con le proprie forze e i propri mostri, con quello che vorremmo essere e che non riusciamo ad essere;
  • cambia il rapporto con gli altri e con quello che desideriamo e chiediamo da loro.

Questo turbinio di cambiamenti ha uno spazio piuttosto breve in cui inserirsi ma capiamo come funziona gettando un occhio dalla finestra, sentendo sulla pelle le frizioni di una società che corre e che annaspa nella sua corsa, tentando di raggiungersi e di comprendere i propri sviluppi, le proprie direzioni.

Dove sto andando?”, si chiederebbe la nostra società se potesse parlare, e il dubbio forse è lo stesso dell’adolescente e – incredibile? – di molti adulti.

Cos’è allora che non piacerà agli adolescenti, in questo articolo?

La parte in cui ci ricorderemo che essere adulti non vuol dire neanche per sogno “avercela fatta”, perché la vita ci chiederà sempre di superare nuovi ostacoli. Essere adulti vuol dire invece aver trovato le risorse per superare gli ostacoli che ci siamo lasciati alle spalle; vuol dire avere una guida (non l’unica, non la più completa o infallibile) per il crescere fin qui, per l’adolescere, per l’adolescente.

L’affermazione che “l’adolescente ha bisogno di regole” suona meglio nell’idea che “l’adolescente ha bisogno di risorse”: non c’è mestiere al mondo dove si inizi sapendo già come finire, e in cui qualcuno ci spieghi come fare.

Più che la regola è il confronto e l’insegnamento che sono basilari, ma l’idea di una “famiglia Mulino Bianco” è idilliaca e disonestamente ideale, così come una crescita personale priva di contrasti, conflitti e limitazioni non è una crescita, ma un’illusione.

Se penseremo che imporre regole ci disegni come tiranni dovremo innanzitutto metterci in discussione, per poi ricordare che ciò che più differenzia la tirannia dall’amore non è l’assenza di libertà, ma l’assenza dell’amore stesso.

 

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Letture consigliate
Cannistrà, F. (2007). Il colloquio con l’adolescente. Su www.nicolalalli.it
Flores, M. (1988). Adolescenza e adolescenti nella recente ricerca storiografici, in Rivista di psicologia analitica, n.37 (1988) p. 127-140.
Jeammet, P. (2007). Cento domande sull’adolescenza. Come aiutare i nostri figli nell’età più difficile della vita. Bologna: Pendragon.
Offer, D. (1969). The psychological world of the teenager. New York: Basic Books.

 

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