Le forme dell’ansia

Edvard Munch, L’urlo (1893)

Le problematiche connesse all’ansia sono tra le più invalidanti e diffuse. L’European Study on the Epidemiology of Mental Disorders, uno studio europeo che ha valutato la diffusione dei disturbi mentali in alcuni paesi dell’UE, ha riportato che nel nostro Paese oltre una persona su dieci dichiara di aver sofferto di un disturbo d’ansia nel corso della propria vita; secondo il Policlinico Gemelli di Roma, tale prevalenza sarebbe addirittura di una persona su cinque.

Al di là della precisione dei numeri, è chiara l’alta pervasività di queste problematiche in una società che possiede ritmi e umori capaci di innescarli nelle loro varie forme (timore di non farcela, paura di esporsi e di affrontare la vita, ricerca illusoria di un maggior controllo, ecc.).

Ecco che l’ansia, meccanismo fisiologico capace di attivarci funzionalmente, rompe gli argini e dilaga con tanti diversi fiumi, di cui oggi andremo a conoscere nomi e caratteristiche per comprenderne meglio le caratteristiche.

Seguendo le linee del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), che con i suoi limiti non indifferenti è comunque il testo di riferimento per i clinici, il primo disturbo di cui ci troviamo a parlare è il Disturbo da panico. Caratterizzato dal ripetersi di attacchi di panico, cioè uno stato ansioso in cui si hanno sensazioni e pensieri quali palpitazioni, sudorazione, nausea, oppressione toracica, mal di testa, fino a paura di morire o di perdere il controllo, il Disturbo da panico limita fortemente la vita della persona. Uscire, lavorare, addirittura stare da soli diventa insostenibile di fronte ad attacchi ingestibili e a una paura d’infinita attesa tra un attacco e l’altro. Spesso il Disturbo da panico si associa all’Agorafobia, la gravosa paura di stare in luoghi dai quali possa essere difficile o imbarazzante uscire o chiedere aiuto, mentre altre volte essa si manifesta da sola. In ogni caso la vita diventa una prigione e la persona smette rapidamente di fare cose quotidiane e comuni come la spesa, accompagnare i figli a scuola, guidare la macchina, passeggiare da soli…

Molto diffuse e note sono anche le Fobie specifiche, paure sproporzionate per alcune situazioni o oggetti, come luoghi elevati, mezzi di trasporto, animali, malattie, ecc. La differenza rispetto a una paura intensa ma gestibile, è che l’oggetto/situazione della fobia provoca reazioni estreme, spesso anche in condizioni ragionevolmente sicure – addirittura si può temere di guardare in foto l’animale di cui si ha paura. La condotta messa in atto è un evitamento estremo dell’oggetto/situazione e di tutte quelle condizioni che potrebbero comprenderli.

Sempre nel campo delle fobie rientra uno dei disturbi d’ansia oggi più diffusi, la Fobia sociale. In questo caso l’evitamento è diretto a una o a molte situazioni sociali. Si può temere di parlare o mangiare in pubblico, di partecipare a feste o eventi, di guardare negli occhi le persone, di fare o accettare complimenti, fino al timore di essere in situazioni dov’è richiesta qualunque performance. Anche qui per domare il timore la persona si sente costretta a evitare tutte quelle situazioni, finendo per chiudersi in una gabbia dai confini stretti, in cui fare il minimo indispensabile che non crei angoscia.

Soggetto di molti film è stato il DOC, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, dove la persona vive ripetutamente e irragionevolmente contenuti mentali (pensieri, immagini, ecc.) e impulsi comportamentali (riordinare, controllare, fare rituali specifici, ecc.) ai quali cerca inutilmente di resistere. Altre volte le compulsioni o le formule mentali aiutano proprio a domare l’ansia, dando un senso di estrema sicurezza alla persona, ma ancora una volta, come in tutti i disturbi basati sulla paura, si può arrivare a condizionare pesantemente la propria vita e a volte quella degli altri, finendo per essere domati dai rituali stessi.

Piuttosto noto è anche il Disturbo post-traumatico da stress, inizialmente studiato sui soldati reduci dalle due Guerre Mondiali, i quali manifestavano forti sindromi ansiose riconducibili alle tremende esperienze vissute. Successivamente si è visto che per sviluppare un DPTS basta che l’evento sia vissuto come traumatico dalla persona (ad es. un incidente, un’aggressione, ecc.) e non necessariamente in assoluto (come in caso di guerre o disastri naturali); inoltre il disturbo può presentarsi anche diverso tempo dopo l’evento stesso. Connesso ad esso è il Disturbo acuto da stress, appunto una sindrome acuta che può insorgere poco dopo l’evento traumatico o estremo e che ha una durata minore. Oltre alla tipica sintomatologia ansiosa, caratteristici di questi disturbi sono quei sintomi che portano a rivivere l’evento traumatico, come flashback o incubi.

L’ultimo della nostra descrizione è il Disturbo d’ansia generalizzato, che indica appunto uno stato d’ansia piuttosto costante, fluttuante e generalizzato, con sintomi cronici di apprensione e angoscia.

Cosa fare in caso di disturbi d’ansia?

È molto comune il ricorso alla pillola, investita di magiche aspettative ma anche densa di palpabili effetti collaterali. Se il farmaco attenua l’ansia, il trattamento d’elezione è di tipo psicologico. Dalla consulenza al sostegno fino alla psicoterapia, anche in poche sedute si può aiutare la persona a ritrovare un equilibrio psichico e fisico da un lato e, cosa ancor più importante, a superare le paure connesse al disturbo dall’altro. L’ansia è un fiume in piena che spazza via la capacità di affrontare degnamente la vita, di vivere in modo sano e senza catene. Chi viene da noi spesso è carcerato nelle proprie mura e si concede poche libertà, vittima di pensieri e sensazioni angosciose che lo perseguitano, a volte incapace persino di fare quasi qualunque cosa senza il costante supporto di qualcuno. Un lavoro psicologico può lavorare velocemente ed efficacemente per far riprendere alla persona le briglie della propria vita.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

P.S.: ho pubblicato un ebook gratuito intitolato Le forme dell’ansia, dove raccolgo diversi articoli sull’ansia e le sue forme: lo trovi cliccando qui.

Riferimenti bibliografici
OMS (2004). ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders). In Acta Psychiatrica Scandinavica, 2004: 109 (Suppl. 420): 21–27
Pozzi, G. (2008). Epimediologia e classificazione dei disturbi d’ansia.

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