Lavorare: che stress!

Lavorare è stressante? Mai come ora. Devono pensarla così gli ambienti istituzionali italiani che, dopo almeno due importanti leggi (la 626/94 e la 123/07), due decreti legislativi (l’81/08 e il 106/09) e svariate proroghe, hanno concretamente dato l’avvio a una valutazione più attenta e completa della salute delle persone negli ambiti lavorativi. Quello che si vuole evitare? Difficoltà e problemi da stress lavoro-correlato. D’altronde i tempi sono maturi: contratti di lavoro mutaforma, posizioni instabili, orari dilatati e paghe ristrette, ritmi incalzanti, invecchiamento della forza lavoro, sensazioni di incertezza e di scarse prospettive

Una piaga moderna è proprio lo “stress lavoro-correlato”

Mai come ora si è sentita la necessità di venire incontro alle esigenze delle persone, e anzi più che maturi diciamo che i tempi cominciano già a marcire. L’Europa aveva raggiunto un accordo già nel 2004 e se parliamo di “persone” e non “lavoratori” è perché una cosa che abbiamo imparato dalla psicologia sistemica è che l’individuo non vive per compartimenti stagni: i riflessi di un problema si scorgono su tutto il suo contesto di vita, quindi problemi al lavoro facilmente si incarnano in nuovi problemi nella famiglia o nella vita di coppia, ad esempio andando dall’ambito generalmente affettivo-relazionale a quello strettamente sessuale. Lo sa bene l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, che ha esplicitamente dato priorità anche alla ricerca relativa agli aspetti psicosociali, nei quali rientra lo stress lavoro-correlato. Quest’ultimo colpisce quasi 1/3 dei lavoratori europei ed è da considerarsi uno stato di tensione prolungato piuttosto che una malattia, che però può portare a veri e propri danni psicologici, fisici e relazionali. Più precisamente, l’accordo europeo del 2004 lo definisce come «una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro».

Ma cosa fa sviluppare problemi psicologici correlati allo stress lavorativo?
Sostanzialmente abbiamo 5 fonti:

  1. le fonti intrinseche alla mansione: condizioni fisiche di lavoro, eccesso del carico lavorativo, pressione temporale forte e continua, percezione di scarsa auto-efficacia
  2. le fonti relative al ruolo nell’organizzazione: ambiguità, conflitti e responsabilità connesse ai ruoli
  3. le fonti relative allo sviluppo di carriera: dove emerge la nota diatriba tra meritocrazia e raccomandazioni
  4. le fonti relative alle relazioni di lavoro: tra dirigenti e dipendenti, e tra colleghi
  5. le fonti relative alla struttura e al clima organizzativo

Se da questa sponda troviamo una serie di potenziali carenze capaci di traghettare la persona verso una condizione gravosa di stress, dall’altra anche le caratteristiche stesse della persona influenzano notevolmente questa possibilità: percepire il lavoro come conflittuale con aspettative, interessi e bisogni, avere un continuo senso di pressione e una bassa tolleranza all’insuccesso e alle frustrazioni, rientrare in quella che viene descritta dagli psicologi come Personalità di tipo A (iperattiva, altamente competitiva, continuamente insoddisfatta, ecc.) e un eccessivo coinvolgimento nel lavoro, sono condizioni individuali che favoriscono il viaggio verso l’isola dello stress.

È comprensibile: dopotutto dovremmo lavorare per vivere o vivere per lavorare?

Se le aziende sono ora obbligate a prendere provvedimenti, sia orientati al problema che alla prevenzione, è bene che anche l’individuo cominci autonomamente a riappropriarsi del proprio benessere. Spesso lo psicologo si trova di fronte alla necessità di ristabilire un equilibrio sano, funzionale, sia dentro che fuori al lavoro. Wittgenstein ci ricorda che la spontaneità è l’ultimo apprendimento divenuto acquisizione e ciò vale anche per apprendimenti disfunzionali. Vivere una vita tesa, al limite, stressante, caotica, dove queste condizioni possono essere date o peggiorate da una cornice di lavoro genericamente difficile, può sviluppare modelli di percezione e di comportamento inadeguati che pian piano diventano automatici, spontanei. Per riassestarli occorre iniziare a fare qualcosa di diverso, qualcosa che spezzi i circoli viziosi messi in atto, qualcosa orientato a riappropriarsi del tempo, dello spazio, dell’intimità, in senso lato del piacere, una delle sensazioni basilari che guidano la vita dell’uomo. Spesso lo psicologo orienta lì dove l’acquisizione disfunzionale si è incancrenita e la persona ha difficoltà a tirarsi in piedi da sola. In questa direzione, ognuno può costruire ogni giorno piccole cose concrete per ritrovare il piacere, avendo a disposizione modi personali e univoci. Infatti, come diceva Oscar Wilde: “un uomo che sia padrone di se stesso può porre fine a un dolore con tanta facilità quanto può inventarsi un piacere”.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Di Nuovo, S., Santisi, G. (2011). Che stress al lavoro. In Psicologia Contemporanea, n. 223.
Giovannone, M. (2010). I rischi psicosociali: un focus sullo stress lavoro-correlato.

P.S.: vi ricordo l’appuntamento di stasera con Aperitivo con lo Psicologo!” a Monterotondo. Per maggiori informazioni visitate la pagina Eventi di questo sito.

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