Dottor Google

Internet è sempre più usato per cercare sintomi di malattie

Sapete che circa il 46% delle persone che usano internet per cercare notizie sulla propria salute poi si fa un’autodiagnosi? È il risultato della London School of Economics, che ha recentemente pubblicato un’indagine di monitoraggio sulle abitudini degli internauti rispetto ai servizi sanitari, il Bupa Health Pulse 2010.

Internet d’altronde ha rivoluzionato la vita delle persone, dato che quasi tutte le informazioni sono alla portata di pochi click o di un passaggio di dito sul cellulare. Ovunque ci troviamo possiamo reperire qualunque informazione. È l’annullamento dello spazio-tempo e, in certi casi, la ridefinizione di molte professioni.

Come procede la cosa in Italia? Leggiamo un po’ di numeri.

Gli italiani letteralmente divorano le informazioni sulla salute: otto navigatori su dieci si affidano alla rete per approfondimenti e uno su due pone un’autodiagnosi. Se ancora solo la metà degli italiani utilizza internet, il 65% di questi cerca informazioni sui farmaci, il 42% su ospedali o cliniche e il 26% sui medici; il 13%, poi, ne vuole sapere di più attraverso scambi di opinioni sui social network. Le donne cliccano sulla salute più degli uomini (83% contro 78%), mentre l’età in cui le ricerche sanitarie raggiungono il picco va dai 25 ai 34 anni (87%). Ma questo cercare nomi di malattie o farmaci sui motori di ricerca ha delle controindicazioni: tre persone su quattro non controllano l’attendibilità delle fonti, rischiando di imbattersi in contenuti poco affidabili, tanto che la Health On the Net Foundation ha creato l’HONcode, un “visto” rilasciato a quei siti che superano il test di affidabilità. In Italia qualcosa di simile è stata fatta da Partecipasalute.it, con il Misurasiti.

Ma quali sono le implicazioni psicologiche di questo processo? La ricerca continua di informazioni (che può sfociare in un vero e proprio problema denominato appunto Information Overloading Addiction – Dipendenza da sovraccarico di informazioni) non è connessa a una meta concreta perché non se ne sa mai abbastanza, soprattutto su internet, dove l’instancabile e insistente valanga di nuove notizie fa sì che diventi sempre più difficile riuscire a selezionare e verificare quelle valide e utili. Questa ricerca affannosa è connessa all’illusione del controllo, all’abbaglio di poter avere sempre in mano le briglie di qualunque problema o difficoltà; ogni nuovo link, ogni nuova riga ci conferma che ne sappiamo sempre meno e che ci potrebbe essere sempre qualcosa che ci sfugge: basti pensare che Google offre accesso a oltre tre miliardi di articoli medici, senza considerare che “sapere” è ben diverso da “controllare”.

Come abbiamo visto, nel caso della ricerca di informazioni a scopo sanitario internet è usato principalmente per:

  1. avere informazioni sui medicinali
  2. farsi un’autodiagnosi
  3. cercare esperienze di altri pazienti.

Tutte queste ricerche in sé possono essere utili e innocue, ma non vanno trascurati alcuni punti critici, e cioè che:

  • tutte le terapie vanno tarate sulla persona, poiché entrano in gioco tanti fattori (età, sesso, peso, condizioni fisiche e psichiche, abitudini, comportamenti, ecc.) che dividono un corretto utilizzo da un abuso dannoso
  • un sintomo o un segno può corrispondere a diverse malattie o problemi, tanto che le professioni sanitarie richiedono lunghi anni di studio e di pratica per permettere diagnosi il più accurate possibili e che possono richiedere esami complessi e giustamente approfonditi
  • le esperienze degli altri sono utili, ma dobbiamo ricordarne anche l’unicità: basarci su ciò che è successo al vicino o al parente ci è d’aiuto in certi casi, ma rischia di fuorviarci in altri.

La soluzione è nel rendere la nostra ricerca più consapevole dei propri limiti. Il rischio è di prendere farmaci (dal greco phàrmakon, che vuol dire sia “medicina” che “veleno”) o di fare autoterapie inappropriate. Il Bupa Health Pulse, poi, ci ricorda che la sincera trasparenza a cui dovrebbero attenersi gli articoli informativi non sempre è rispettata, tanto che industrie farmaceutiche e centri di terapia promuovono nell’ombra gli articoli che consigliano i loro prodotti. Dovremmo allora allentare un poco il controllo, scoprire che a volte è solo il tempo e la fisiologia che fanno il loro effetto; la ricerca sul web può aiutare in caso di difficoltà, ma quando ci troviamo di fronte a un problema potremmo prendere in considerazione il supporto di uno specialista.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
McDaid, D., Park, A. (2010). Bupa Healt Pulse 2010. Online Healt: Untangling the Web. Bupa.com
Pini, V. (2011). Quelli che si “curano” via internet: una pratica in crescita in Italia. Repubblica.it
Tang, H., Hwee Kwoon Ng, J. (2006). Googling for a Diagnosis—use of Google as a Diagnostic Aid: Internet Based Study. In British Medical Journal, 333, p. 1143-1145.

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Chiamami al 340 95 488 35 o compila questo modulo:

4 thoughts on “Dottor Google

    • Grazie Marco! E’ un problema molto diffuso, figlio delle nuove tecnologie – anche se, ancora una volta, il mezzo è solo un mezzo. Un libro che ne parla è “Perversioni in rete – le psicopatologie da internet e il loro trattamento” di Nardone e Cagnoni; a dispetto del titolo non parla di “perversioni” come comunemente si intende, né di pornografia in internet.

      Probabilmente tornerò in futuro su questo argomento,
      Dott. Flavio Cannistrà

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