Perdere l’amore

Come superare la fine di un amore?

Lao Tse diceva: “Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo la chiama farfalla”. Ma in certe fini, come quelle relazionali, facciamo fatica a staccarci dal passato per librarci nel futuro.

Dov’è la presunta bellezza dell’inizio quando ci scontriamo con l’immediata concretezza della fine? Il mondo in cui vivevamo fino a ieri ci appare oggi sconosciuto e straniero, e stranieri e sperduti ci sentiamo noi. Ansia, angoscia, vuoto, tormento sono le emozioni che ci accompagnano.

Possibile che la rottura di una relazione porti questo?
E perché?

La fine di una storia è vissuta diversamente da ciascuno di noi. Che da lì inizi una fase di elaborazione è certo, che per alcuni duri tutta una vita anche. Viviamo un vero e proprio lutto, la perdita di una persona e di una parte di sé. Molti autori ne hanno studiato il percorso, tra questi Elisabeth Kübler Ross, medico psichiatra che si interessò a lungo ai death studies e che nel suo libro La morte e il morire delineò un percorso a cinque fasi di elaborazione del lutto per i malati terminali.

«WOW! Aspetta un attimo! Credevo che qui parlassimo della fine di una relazione, non della morte di qualcuno!»
In effetti, ciò che si è visto è che anche la fine di una storia d’amore porta a vivere delle fasi di elaborazione simili: è pur sempre una perdita. E a volte rimaniamo incastrati in una di queste.

Il cammino comincia con la negazione, il rifiuto del nuovo stato. In una relazione si costruisce un mondo assieme: com’è possibile abbandonarlo dall’oggi al domani, trovarsi negli stessi luoghi ma da soli? Le aspettative, le amicizie, i sentimenti… tutto cancellato come gesso dalla lavagna, come se col sole fosse tramontata ogni cosa costruita assieme.

Come di fronte a una città dopo uno tsunami, accettare che ciò che era ieri, oggi non è più, risulta impercepibile. La nostra mente ci difende, ci mantiene in piedi di fronte a queste fumanti macerie emotive facendoci rifiutare la drastica concretezza, che ci assalirebbe alla gola e al petto con un ululato angosciante.

Dura poco, a volte qualche giorno, poi ci rendiamo conto che la vita sta continuando. Allora sopraggiunge la rabbia. Come un flusso di adrenalina, la rabbia sembra un motore che pompa nuova energia, ma è un’energia scura, minacciosa, che nasce dal senso di abbandono. A volte si rivolge contro tutto e tutti, come quando odiamo i sorrisi degli sconosciuti che ci passano accanto. Altre volte la scagliamo contro chi ci ha lasciato, ma allora ci sentiamo in colpa, vittime dell’ambivalenza dei sentimenti provati. Altre volte la indirizziamo verso noi stessi, divenendo in un solo colpo vittima e carnefice, aggredendoci o ritirandoci da tutto.

Cerchiamo una soluzione, come quella di rincorrere chi abbiamo perso, manifestandogli tutta la violenza del nostro cuore spezzato e, così, allontanandolo di più. Diveniamo subdoli ingannatori di noi stessi, ci colpevolizziamo di tutto, di non aver capito, di non aver saputo ascoltare, scordandoci che spesso mettiamo nell’altro ciò che volevamo vedere e che se questo è base indispensabile di un sano rapporto di coppia, diventa disfunzionale quando il rapporto finisce. Cosa fare in questa fase? La rabbia, il veleno, l’angosciosa aggressività va fatta defluire, spurgata, ripulita: scrivere ogni giorno di tutta l’ira che sentiamo dentro è uno dei tentativi per prenderne distacco.

Si arriva allora al patteggiamento, la contrattazione, la riparazione. Cosa avrei potuto fare? Cosa posso fare ora, per riparare? “Se solo…” ed “E se…” diventano i nostri tarli. Se da un lato ci riappropriamo di una parte della nostra vita, riuscendo a riprendere in mano certe responsabilità e capacità, dall’altro vorremmo farla tornare a ciò che era, per restaurare il nostro amore, per tornare indietro nel tempo.

Ma non possiamo scendere a patti con la realtà, con lo scorrere delle cose. Così rimaniamo nel passato, in ciò che era, in ciò che desidereremmo. Ma il passato non si cambia, mai. Dobbiamo guardare al futuro con gli occhi del presente, perché tutto ciò che facciamo nell’illusione di cambiare il passato ci lega ad esso e non ci lascia proseguire.

Quando arriva, il dolore è come un manto nero e pesante che cala sulle spalle. Ora viviamo la sconfitta e non possiamo far altro che sedere sulle macerie della nostra storia per contemplarne il disastroso splendore. Il dolore non può guarire, può solo decantare. Possiamo decidere: vivere male con la perdita, o vivere meglio che possiamo senza ciò a cui tenevamo.

Se ora nulla ha senso, vuol dire che un senso dobbiamo trovarlo noi. Spesso in questa fase evitiamo di pensare a lui/lei o al noi, al passato. Evitiamo i posti che frequentavamo assieme, le cose che facevamo, le persone che vedevamo. Evitiamo tutto, ma più evitiamo più ci manteniamo legati, perché evitare qualcosa è ricordarsi che è sempre lì. Come direbbe Frost: “L’unico modo per venirne fuori è passarci in mezzo”.

Questo è il momento per ricordare ciò che c’era di bello. Ricordare può fare male, ma è un dolore che funziona da medicina. Perché una storia non è solo la sua fine: c’è un passato di belle immagini, una galleria di bei ricordi da guardare, da contemplare, da ordinare e a cui tornare per riappropriarsi di ciò che abbiamo saputo costruire.

Torna la vita, la consapevolezza, la comunicazione. Arriviamo finalmente all’accettazione, all’integrazione di questo male che ora non è più oscuro, rischiarato dalla luce alla fine del nostro percorso. Diveniamo l’unica persona indispensabile per noi stessi, ci riappropriamo delle nostre risorse, ci apriamo a nuove esperienze, a nuove sensazioni piacevoli che scacceranno quelle dolorose. Finalmente possiamo alzarci dalle macerie, e riiniziare a costruire.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Per approfondimenti:
Kübler Ross, E. (1976). La morte e il morire. Assisi: Cittadella.
Nardone, G. (2007). Cambiare occhi, toccare il cuore. Milano: Ponte alle Grazie.
Rampin, M. (2008).
Il grano e la zizzania. Milano: Ponte alle Grazie.

30 thoughts on “Perdere l’amore

  1. Separazione, lutto, abbandono, ….esperienze inevitabili, dolorose e necessarie. Diverse se si subiscono o si scelgono, ma sempre dolorose.
    Grazie Flavio, molto stimolante!
    Paola

  2. invece io non ce la faccio perchè mi sento tradita nel profondo del mio essere ingenuo ed infantile……tradimento morale e fisico….. il tradimento che mi fa più male è quello morale
    grazie facebok,grazie google+, grazie maledetta tecnologia!!!

    • Il tradimento è una ferita che mischia rabbia, dolore e paura. E’ un sentimento complesso e che incatena: non è un caso che, nelle coppie in cui c’è stato un tradimento, venga fatto l’accostamento col “dilemma dei prigionieri”.

  3. Come puoi accettare una situazione imposta, sapere che lei non vuole stare con te in questo momento, ma sentirti dire che ti ama sempre! e tu stupidamente sei li che aspetti che un giorno ti tenda la mano e riaccenda la tua vita, perchè la ami, perchè lei è tutto per te! Affronti giorno per giorno, con una maschera un finto sorriso e una battuta da copione “va tutto bene”, quando in realta hai la morte nel cuore, un dolore incessante! E’ passato un anno ma niente, sei sempre li in quell’angolo al tappeto che vedi scorrere una vita che non vuoi accettare, ma sai che lei come te non va avanti che dice di amarti ancora ma di non riuscire a ricostruire una sua serenità e senza quella non può star bene con nessuno!! La mente la razionalità la puoi anche comandare, ma il cuore si ribella e ti abbandona, lo senti riaccendere solo quando la vede!

    • Ciao Lele, credo che sarebbe indecoroso spacciare una ricetta unica per una situazione così toccante.
      C’è solo una cosa che penso: non credo che si possano accettare situazioni imposte, ci si può solo limitare ad accettare di dover proseguire nonostante esse.
      Ti auguro di sciogliere la tua strada: se avrai bisogno di un supporto, uno psicologo ti potrebbe aiutare in questo,
      Flavio

  4. Ciao! Leggendo il tuo articolo mi sono ricordata di una frase del Dalai Lama che può accompagnare ognuno di noi…..”Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani. Perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e principalmente vivere”. …. Serena giornata a tutti!! Doria

  5. Essere lasciati è un dolore immenso , se si ama tanto, durissimo da accettare…ma bisogna andare avanti..comunque
    Io sono stata lasciata dal mio compagno che mi adorava…dopo il mio cancro..due anni e mezzo sempre accanto a mè…anullandosi lui ..è entrato in depressione e mi ha lasciato …ma vuole mantenere i contatti ..sa che da mè ha un valido appoggio..adesso è lui quello fragile…ma non riesce a prendere la decisione di tornare..la depressione l’ha svuotato di tutto…Ross

    • Grazie per aver condiviso con noi la tua storia, Rossana. Una storia più comune di quello che si può pensare e di cui mi sto occupando in una serie di articoli che pubblicherò prossimamente. A volte può capitare che le basi di una relazione cambino, anche in modo diverso da quello iniziale, e che questa nuova struttura trovi difficoltà a tenersi in piedi come un tempo…

  6. La mia è una storia diversa ma sempre dolorosa.
    Ad aprile ho lasciato il mio compagno dopo sei anni di relazione. E’ stato difficile accettare che lui avesse un’altra e difficile tornare a fidarsi di qualcun’altro.
    Lo stesso giorno in cui l’ho lasciato ho conosciuto Marco. E me ne sono innamorata anche. Fra me e Marco ci sono state un’immensità di persone di mezzo, pettegolezzi (lui ha un passato burrascoso alle spalle con pene pecuniarie), persone che mi hanno parlato male di lui in tutti i modi possibili. Forse avrei dovuto ascoltarle queste persone… Con il senno di poi tutto diventa si può fare.
    Comunque non l’ho fatto con il risultato che a fine agosto abbiamo iniziato una sorta di storia. Durata ben cinque giorni, da lunedì a sabato.
    Ed è finita nel peggiore dei modi, con lui che fa a pugni con un altro perché ha ipotizzato che fossi con questo qua. La situazione è più articolata ma sta di fatto che ho provato a spiegargli la situazione ma Marco ha deciso di chiudere tutti i ponti.
    Mi ci sono volute un paio di settimane per capire che era solo una scusa. Mi sento usata e molto stupida per non aver capito le intenzioni reali.
    So che il tempo sarà mio alleato ma sembra non passare mai…
    Fatico a dormire, penso a lui anche se cerco di concentrami su altre cose. Tant’è che mi sono imbottita di impegni, se non altro faccio dell’altro.
    Penso anche di aver bisogno di un aiuto esterno che ne dite?
    Grazie per avermi ascoltato
    Camilla

    • Grazie della sua condivisione, Camilla.
      A volte abbiamo bisogno del tempo necessario affinché le ferite smettano di sanguinare e che diventino cicatrici.
      Può aver bisogno di un aiuto esterno? Questo lo potrà decidere solo lei, ma un tentativo può essere un primo passo. Provi a sentire qualcuno che ha fatto un’esperienza con uno psicologo, per capire meglio se le può tornare utile.

  7. Leggendo mi è venuta in mente una frase di Paulo Coelho :” Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. ”
    Tutto è impermanente, una bella storia inizia e noi speriamo che duri per sempre, un pò come nelle fiabe, ma immancabilmente la vita ci mostra che non è così. Un cantautore famoso ci canta “perdere l’amore , quando si fa sera ….” L’amore in realtà se volessimo non si perde, si perde la persona che in quel momento lo rappresenta, ma l’amore che proviamo e portiamo dentro di noi è una nostra risorsa, una nostra capacità, è l’energia più grande che abbiamo e perché perderla ? No, no teniamocela stretta.
    Molte persone invece decidono di far morire questo sentimento, questa capacità di amare ancora. Forse per un retaggio culturale che impone questo sentimento verso il vero e unico amore che dura per sempre idealizzato ovviamente.
    E’ durissima per chi la pensa in questo modo, superare la sconfitta della perdita non solo della persona amata, ma anche dell’ideale che muore.
    Credo che vadano recuperate le cose belle che abbiamo costruito, anche se non sarà più insieme all’altro anche se non ci sarà più il “noi” la coppia, però siamo stati in grado di costruire e ciò dimostra che lo sapremo fare nuovamente e anche meglio magari.
    Questo è il mio augurio !
    Fiorella

      • forse sono inc…. nero per come vanno le storie oggi…abbiamo perso la persona amata ma non l’amore che portiamo dentro… come se le persone fossero intercambiabili come scarpe vecchie.La storia è vero appartiene al passato, ma quando ci siamo innamorati abbiamo giocato le nostre migliori carte, forti delle delusioni passate, pensando finalmente di aver imparato ad usare al meglio mente, corpo e risorse materiali e psicologiche sopratutto conoscenze, occasioni ed esperienze.Quando una persona entra nella nostra vita e convalida tutto questo, la viviamo come una nostra rivincita, il premio è la gioia di vivere e condividere la vita ,scelte, esperienze, vittorie e crescita. Quando subisci la decisione di chiudere per sempre, dalla stessa persona, hai perso lei, ma anche te stesso, il giudizio ti assale riguardo le stesse carte personali che pensavi fossero vincenti. Si vive come un profondo fallimento, e la persona CI MANCA ,CI MANCA OGNI SECONDO!!! andiamo avanti ,è un modo per nascondere sotto la sabbia il dolore,ma non saremo mai più cosi felici, e non saremo cosi brillanti , avremo sempre un freno, quello di chi non vuole più soffrire, rischiare di costruire in alto per poi ritrovarsi con altri enormi cumuli di macerie! F……. a chi non capisce le conseguenze delle prese per il c….. , non si augura il male a nessuno, ma il male fatto ritornerà sempre amplificato al mittente… e tanto la voce, gli occhi, il profumo, i progetti, i segreti, le risate, i posti, le parole fantastiche , i regali ed i gesti, gli amici, i desideri, la passione ed il sesso, la speranza, i traguardi , le sfide, le promesse, la pazienza , la comprensione, la vicinanza, i modi di dire, persino i pianti … TUTTO BUTTATO NEL CESSOOOOOO!!!!!! non ha un c….nella testa una persona che ha contribuito a costruire un rapporto cosi bello per poi portarti nella strada sbagliata, cosi poi da rovinare un rapporto , cambiarti per sempre, e decidere di chiudere, cosi da costringerti ad una sofferenza gigantesca , rovinare tutto quello che hai cercato per anni di risolvere, tutta la gioia che cercavi di rendere solida e consapevole dopo anni di delusioni lavorative e personali sembrava arrivata la felicità e la gioia, la luce, invece grazie per il bel regalo, la fine di una storia importante e un’altra parte di vita da cancellare perchè rappresenta una sofferenza , qualcosa che non ci aiuta a crescere ma ci rende brutte persone, persone negative e persone che non possono stare bene con gli altri… f….. a chi non sa cosa significa dare se stessi in amore per poi ,fare come se tutto fosse stato un nostro momento di follia , come se stessimo guardando un film. Parenti, amici e conoscenti ci osservano come se fossimo malati, strani, non possono leggerci dentro, capire cosa significa, loro hanno l’amore o l’hanno già superato, ma sembra che intorno non ci sia l’ombra di veri sentimenti… tutti romperebbero subito , poi però piangerebbero come chiunque altro quando devono dire addio alla persona più importante. Fosse un lutto potrei dare colpa al destino, ma nel caso di una decisione di una fine, entrano in gioco i sensi di colpa, il giudizio che noi diamo a noi stessi, se prima ci davamo un giudizio e trovavamo la motivazione per conquistare il mondo, ora ci sentiamo devastati, odiamo le persone. (Odi la persona che ami, figurati una persona che non conosci e incontri durante il giorno), ma che bello vivere cosi!!!! grazie amore, sei una delle cose più utili , grazie per avermi portato sempre più lontano dalla mia tranquillità, dal mio benessere. Ps, le donne giocano un po troppo, noi uomini adesso ci riprendiamo per bene le palle in mano, e vediamo quando riprendiamo a trattarvi come meritate… meritate dei bast….. che tradiscono, che se ne fregano dei sentimenti cosi come ormai avete imparato a fare voi… copiare dal nemico!!!!!!!!!!!!!

        • Ciao Rick, purtroppo possiamo subire storie che ci lasciano ferite più profonde di quello che in quel momento possiamo e vogliamo sopportare. Storie che non volevamo che finissero così come sono finite. Storie che non volevamo proprio che finissero, e che magari proprio la loro fine ci fa risultare incomprensibili – come se tutto ciò che abbiamo vissuto in quella storia fosse quasi una bugia, al punto di domandarci se davvero abbiamo vissuto insieme le stesse situazioni, le stesse emozioni, gli stessi desideri.
          Ciò che ci occorre è ricordarci che in tutto questo caos in cui ci troviamo di punto in bianco immersi, in questa situazione nuova, inaspettata, drammatica e involontaria in cui siamo finiti, in questo “nuovo giorno” che ci sembra lontano anni luce dai giorni che vivevamo prima, un punto fisso siamo noi.
          Significa almeno due cose.
          La prima è che noi siamo testimoni di ciò che c’è stato, e che ha avuto senso, quindi, perché ne aveva per noi. E che noi ne siamo stati parte e questo ha significato qualcosa per noi, per essere chi siamo oggi, e per arrivare anche oltre domani.
          E la seconda è che possiamo essere dimenticati, possono essere dimenticate, apparentemente molte cose, può sembrare che nulla conti come contava prima, ma nonostante tutto, noi rimaniamo qui. Sei qui, continui ad esserci, e continuerai a farlo. E questo è puntare su se stessi, capire che si è un punto fisso nel proprio universo e, per questo, vale la pena dedicarsi cura e attenzione, e investire su di sé. Senza trascurare gli altri, senza atteggiamenti nichilisti, ma la stessa attenzione che davamo all’altro, dobbiamo darla anche a noi stessi.

          In bocca al lupo,
          Dr Flavio Cannistrà

  8. Bell’articolo! Io sono appena stato lasciato dalla mia fidanzata, dopo una relazione di 4 anni e dopo che un anno fa abbiamo anche fatto il corso pre matrimoniale….
    Era un mese o due che la vedevo distaccata, più fredda, come se non gliene importasse più di tanto del nostro rapporto, mentre io ho sempre continuato a crederci più di ogni altra cosa, e glielo ho dimostrato, con tanti piccoli gesti e aiutandola nelle volte che ne ha avuto bisogno.
    So bene che questo non basta per tenere su un rapporto, e ora sto accettando questa separazione, anche se temo che ci vorrà molto tempo prima che questa ferita possa rimarginarsi…
    L’unica cosa che non riesco ad accettare è il suo comportamento quando mi ha lasciata: è stata molto secca, arrabbiata, anche se in realtà non abbiamo litigato…. Io il giorno dopo le ho scritto un sms chiedendole di poterle parlare, x sfogarmi (senza scenate ovviamente) su cert accuse che mi aveva mosso… Ebbene, non solo non mi ha mai risposto, ma mi ha pure cancellato da facebook….
    Nel marasma di tutto ciò comincio a pensare che mi abbia lasciato perché ha trovato un altro, ma se così fosse, avrebbe dovuto dirmelo, per onestà nei confronti di tutti…. Anzi, forse questa batosta mi avrebbe dato la spinta a dimenticarla…..
    Ma se lei non vuole più vedermi, come cavolo farò a saperlo?
    Spero di leggerla presto Dott. Canistrà, ora sono un’anima in pena che fluttua inerme nelle onde di mare agitato e lontano dalla terraferma….

    • Grazie del commento e di questa condivisione, Alessandro.
      Mi fa tornare alla mente delle parole toccanti che disse Nietzsche: “Il perché delle cose ci aiuta a sopportare meglio il come”.
      Sapere perché è come bere a una fonte quando si ha sete. Solo che a volte è come quando si ha sete e si sta sognando: bere non è la soluzione; l’unica soluzione vera è svegliarsi.
      Spero che presto la sua ferita si rimargini e le permetta di tornare a stare meglio; con una cicatrice, forse, ma rimarginata.

  9. “Il perché delle cose ci aiuta a sopportare meglio il come”.
    Quanto mi piacerebbe! La mia ex compagna è borderline: da anni la guardo andare alla deriva e non c’è niente che io riesca a fare. Nessuno ha potuto aiutarmi e per anni sono rimasto così solo a guardare il mio amore mentre si distruggeva per motivi che ora posso comprendere ma che sono e restano così effimeri, così vacui… La vita è stata così ingiusta e così malvagia con noi. Io resto qui, davanti ad un muro di inesorabilità, nella frustrazione più completa, nel dolore più atroce, che non si attenua, perché non sembra mai esserci una fine, che io vorrei, ovviamente, positiva. Ho provato ad elaborare il mio lutto, il mio trauma, ma il perché delle cose mi rende il tutto ancora più insopportabile. Cosa c’è di più orribile di vedere una persona amata che butta via la sua vita?

    • Caro Marco, grazie per il tuo commento. Credo che Nietzsche, con la sua affermazione, intendesse dire che a volte sapere “perché” accade qualcosa ci è di aiuto nel sopportare ciò che accade. Certo, però, che realtà come quella che descrivi ne traggono giovamenti molto magri. E’ come avere finalmente una candela che, però, non fa altro che illuminare la stanza vuota in cui ci trovavamo: di certo la sua luce non la riempirà.
      Nella vita ci sono cose ingiuste, ci sono cose malvagie, e frustranti. Credo che a un certo punto veniamo tutti messi di fronte alla necessità di scegliere se continuare con esse, o nonostante esse. A volte vorremmo che fosse diverso, ma a volte non si può.
      Grazie di nuovo per aver lasciato qui la tua testimonianza,
      Dr Flavio Cannistrà

  10. Grazie dottore per il suo articolo, l’ho letto con molto interesse .

    L’ho letto un periodo in cui molte cose, sogni in primis, mi riportano ad un grande amore di 6 anni fa, terminato molto dolorosamente per decisione mia ex compagna.

    La mia domanda è: secondo lei pensare ancora a questa persona (nonostante abbia avuto molte altre relazioni e sia tutt’ora fidanzato) è da considerarsi patologico visto il numero di anni trascorsi? Mi capita ancora che un ricordo legato a lei mi dia molta tristezza, come se avessi un coperchio sull’anima. Dalla lettura del suo articolo credo di associare questo sentimento alla fase del dolore, ma dopo 6 anni mi chiedo se stia invece soffrendo di un disturbo più serio o strutturale.

    Quando ripenso a quella relazione mi viene in mente un passaggio della Boheme in cui Marcello, vedendo una vecchia fiamma, canta “Oh bell’età di inganni ed utopie: si crede, spera e tutto bello appare”. Secondo lei posso sperare che questo sentimento di giovinezza e amore ritorni a far parte della mia vita un giorno?

    La ringrazio,
    Mario

    • Grazie a lei per la sua condivisione, Mario.

      Io non posso sapere cosa succede nella vita, anche quando i desideri sono forti.

      Quando si pensa fortemente a qualcuno a volte vuol dire che ha lasciato un segno profondo, un segno che ora ci caratterizza, che fa parte di noi. Non sono vicino alle concezioni della psicoanalisi, però Jung diceva una cosa interessante a proposito dei sogni: tutte le persone che sogniamo rappresentano un particolare aspetto di noi. E così, più in generale, tutte le persone che entrano a far parte della nostra vita lasciano qualcosa.

      Pensarci, quindi, può essere più che normale, e parlerei di “disturbo” solo se questo pensiero e le eventuali emozioni associate ci limitano, bloccano, fanno soffrire, o impediscono di vivere bene in alcuni aspetti della nostra vita.
      Quando non è così, forse è più utile pensare a quei ricordi come una serie di quadri che affiggiamo nel nostro museo personale, in cui andare di tanto in tanto a rivederli e contemplarli, com’è giusto che sia. Il passato è nel passato.

      Grazie a lei e buona giornata,
      Dr Flavio Cannistrà

  11. Mi sono ritrovato in molti dei concetti espressi nell’articolo.. ma non nella parte finale. Forse perchè sono ancora in una fase di elaborazione, seppur lunga e in molti periodi credo inconscia (oppure sempre inconscia e a tratti definita). La mia storia è terminata quasi 4 anni fa ormai. Nel frattempo ho conosciuto altre persone, avuto un’altra storia con una ragazza meravigliosa e incontrata un’altra ancora. Ma mi sono reso conto che, pur volendo bene a queste ultime, non ho fatto altro che cercare di dipingere lei in loro.. e questo ha determinato la rottura di ognuno di questi rapporti perchè non tenevo conto, in fondo, delle loro personalità. Ho e sto probabilmente confondendo uno stato depressivo con la sua profonda mancanza.. oppure semplicemente il primo c’è e dipende dalla seconda. Eppure attraverso continuamente e molte volte volontariamente tutti i luoghi, le situazioni e i contesti che vivevo con lei.
    Io non sono succube di questo sentimento, non mi ci sento.. non so nemmeno se la rivorrei con me perchè lei ora è felice e questo per me è importante.. Credo solo che esistano amori talmente profondi da diventare parte attiva della propria esistenza senza che questo comporti una dispercezione o uno stato innaturale del nostro approccio psicologico nella vita. Perchè l’amore è un sentimento naturale, ed è lecito che possa raggiungere intensità elevatissime. Ed è una logica conseguenza l’eventuale elevatissima sofferenza nel caso in cui, sfotunatamente, questo amore dovesse finire. In casi come questo forse non esiste un rimedio.. E non è detto si possa tornare a costruire alzandosi dalle macerie. Non è pessimismo il mio.. Il fatto di identificare come macerie i resti di un rapporto, oppure semplicemente il proprio stato di disagio psicologico derivato dalla fine, significa concentrarsi molto su se stessi e poco sull’altro o in genere sull’effetto globale che quell’amore ha creato nella realtà. E questo non è possibile nel caso di un amore molto profondo.. perchè quella realtà probabilmente è mutata fino al punto di superare il livello di semplice percezione influenzando la propria vita attivamente, realmente, materialmente. Creando davvero cose nuove, rese possibili solo attraverso quei sentimenti, incancellabili ed eterne. Sembra quasi un concetto melenso, in realtà sono molto lucido e realista in questo.
    Ciao a tutti

    • Caro Omeros (uso parte della tua mail),

      ti ringrazio per il commento, da cui emerge che hai molta consapevolezza di alcune dinamiche: questa è sicuramente una risorsa.
      Quando parlo con persone che vivono ancora l’intensità di una storia passata, dico loro che il dolore non sparisce, decanta. Quando si apre una ferita non mi aspetto che scompaia, anzi. Deve rimanere lì, perché il suo compito è ricordarci tutto ciò a cui è profondamente legata – le cose brutte, ma anche e soprattutto le belle. La ferita è un problema solo quando è aperta e sanguina e col sue sangue invade il presente, il nostro presente, limitandoci in qualche modo di vivere appieno ciò che ora ci aspetta. Ma quando hai agito, e hai fatto in modo che la ferita sia diventata cicatrice – quella cicatrice che è lì, coi suoi ricordi, con il suo dolore quando il tempo cambia – allora hai fatto bene, l’hai integrata, cominciando a vivere il presente.

      Grazie per il tuo commento, è stato molto prezioso,
      Dr Flavio Cannistrà

      • Grazie mille per la tua risposta.. E’ vero non ho scritto il mio nome. Mi chiamo Omero
        Mi ritrovo bene nel concetto della cicatrice “attiva”.. e mi piace molto pensare a questo come la possibilità di ascoltarsi, nel dolore e nei ricordi, come se questa rappresenti la principale sintomatologia dell’esisenza -per quanto relativa ed impalpabile possa sembrare-.
        Mi piace molto la tua frase “quella cicatrice che è lì, coi suoi ricordi, con il suo dolore quando il tempo cambia”

        Grazie ancora

        Omero

  12. Ciao,
    sto vivendo un periodo della mia vita terribile.
    2 mesi fà è mancato mio fratello ed ora il mio compagno dopo 7 anni di convivenza mi ha lasciato per una amica in comune.
    hanno ufficializzato il loro stato senza problemi già il giorno dopo.

    io sto impazzendo per i due traumi subiti e non so come uscirne fuori mi sento inutile!
    Sono circondata da persone che mi vogliono bene ma purtroppo non riesco ad vedere questa cosa in modo positivo,tutto quello anche le piccole cose che prima mi rendevano felici ora mi sembrano senza senso.

    Cosa posso fare per uscirne fuori?

    • Ciao Zenzero, mi spiace molto per quello che hai vissuto.
      Sembrerà il suggerimento più scontato, ma io ti inviterei a cercare uno psicoterapeuta nella tua zona e a chiedergli supporto. E’ un momento delicato e l’aiuto di qualcuno capace di guidarti per uscirne fuori è prezioso.
      Dopotutto anche quando una piantina stenta a rimanere in piedi le si mette accanto un supporto affinché la sorregga il tempo necessario che si rinforzi.

      Se vuoi qualche consiglio su qualcuno nella tua zona mandami una mail e se conosco qualcuno te lo indico volentieri.

      Grazie per la tua condivisione, un caro saluto,
      Dr Flavio Cannistrà

  13. Buonasera Dr Cannirà,

    Mi sono trasferito dalla mia terra nativa in Toscana dove da 4 anni ho intrapreso un’attività imprenditoriale che mi ha tolto gran parte del tempo che dedicavo alle persone più care tra cui la mia fidanzata o ex, non so come definirla , per cercare di ottenere una piccola fetta di serenità e tranquillità da poter condividere insieme alla persona con la quale per 9 anni ho costruito la nostra storia d’amore.. Mi sono ritrovato in quest’ultimo periodo a fare i conti con la mia solitudine che mi ha portato ad allontanarmi da questa ragazza, suscitando in me momenti di serenità con me stesso e momenti di disperazione al solo pensiero di non poterla più riabbracciare ed esternare tutto il mio amore che provo per lei..
    Questo amore però a volte compare e a volte scompare ed io non riesco a spiegarmi il motivo.. Oggi dopo le ennesime suppliche da parte sua di continuare a credere nel nostro amore ho deciso di prendermi una pausa per riflettere e capire sul motivo per cui ho tutta questa confusione a cui non riesco a trovare risposta….
    Spero possa darmi un consiglio su come poter affrontare tale situazione…
    Grazie..

    • Buongiorno Tony,

      a volte una distanza aiuta a vedere le cose più chiaramente. Altre volte sono proprio i troppi pensieri che annacquano o intorbidiscono i sentimenti, rendendoli meno chiari ai nostri occhi. L’amore va vissuto, non pensato. Naturalmente ci sono cose di una relazione su cui riflettere, domande che necessitano di risposte, ma il pensiero non deve diventare una ricerca ossessiva di prove che solo le sensazioni sanno darci.
      Provare a vedere se qualche giorno di pausa aiuta a chiarire le idee può essere un buono stratagemma: vedere le cose con un po’ di distanza può essere d’aiuto.
      Se però non si raggiunge una condizione soddisfacente, se cioè dopo questi giorni continuano i dubbi e le insicurezze, forse potrebbe convenire rivolgersi a uno psicologo per aiutare a dipanare la matassa.

      Spero di esserle stato di aiuto, se serve altro mi chieda pure,
      Dr Flavio Cannistrà

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