Mangiare per vomitare?

Vomiting: il “piacere” di mangiare per vomitare

L’anoressia e la bulimia sono la natura morta della società moderna, il ritratto di un malessere diffuso dai nostri tempi. Sebbene i primi casi siano fatti risalire alle “Sante Anoressiche” del Medioevo, è dal secondo dopoguerra che il problema comincia a dilagare e a permeare in tutto il Mondo Occidentale, interessando oggi l’1% della popolazione. Ma il nuovo millennio ha rivelato la scalata di un altro problema legato al cibo, figlio legittimo di anoressia e bulimia e ormai vetta dei disturbi alimentari: stiamo parlando del Vomiting o disturbo da vomito, basato sulla compulsione a mangiare per vomitare.

Come sappiamo, anoressia e bulimia possono essere accompagnate dalle cosiddette “condotte di eliminazione”, comportamenti volti a espellere il cibo ingerito con l’uso di lassativi, diuretici, clisteri, oppure con il vomito. A partire dalla fine dello scorso secolo quest’ultima condotta è stata studiata più attentamente: com’era possibile, si sono chiesti i ricercatori del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, che i protocolli di intervento vincenti per l’anoressia e la bulimia fossero del tutto inefficaci con alcune pazienti? Uno scrupoloso esame del funzionamento del loro problema, rivelò che quella che cominciava come una “condotta di eliminazione”, una tentata soluzione per rimediare a delle abbuffate incontrollabili, finiva per diventare un problema a sé, una qualità emergente, una specializzazione tecnologica.

Il vomito autoindotto come disturbo a sé. Assurdo? Già Laborit ha studiato che ogni cosa, ripetuta un certo numero di volte, può giungere a trasformarsi in piacere; così, se all’inizio il vomito è la tenta
ta soluzione per rimediare a un’ingozzata compulsiva, finisce in poco tempo per costruirsi come nuovo problema, dove la sensazione di base è il piacere. Per questo il vomiting viene considerata una “perversione”, cioè un modo “rovesciato”, “corrotto” (da pervèrtere) di provare piacere attraverso il cibo; e proprio poiché la sensazione di base è il piacere, risolverlo da soli non è facile.

Quello di indursi il vomito finisce per diventare un rituale, il più grande se non l’unico dei piaceri, al pari di un assoluto, intenso orgasmo. Difficile immaginare l’associazione tra vomito e orgasmo, ma vero è che la vomitatrice (che non a caso a volte ci porta una vita sessuale e un’affettività ridotte) non riesce più a farne a meno, spesso associandolo all’immagine di un vero e proprio amante segreto che incontra anche più e più volte al giorno. Anche i danni sono ben poca cosa di fronte al piacere. Solo per citarne alcuni, gli acidi intaccano lo smalto dentale raschiandone la superficie, aumentando la possibilità di carie, infiammando le gengive e a volte ingrossando le ghiandole salivari con conseguenti rigonfiamenti facciali; spesso si va in contro a esofagite e gastrite, con bruciori, dolori e difficoltà digestive; se si stimola la faringe con le dita lo sfregamento coi denti può portare a calli o cicatrici sul dorso della mano; in altri casi vengono ingeriti farmaci emetici, che possono portare a miopatie del muscolo cardiaco e della muscolatura scheletrica.

Naturalmente le vomiters non sono tutte uguali. Il CTS ha proposto una triplice divisione, a seconda della consapevolezza:

  1. In primo luogo abbiamo le “Trasgressive inconsapevoli” (circa il 20%), che cognitivamente devono ancora elaborare consapevolmente la piacevolezza del rituale, vivendolo come una sorta di trappola a cui non riescono a rinunciare.
  2. A un gradino successivo troviamo le “Trasgressive consapevoli ma pentite” (circa il 50%), con piena consapevolezza della natura ritualistica del loro piacere e desiderio di liberarsene, vivendolo come una prigione da cui non riescono a uscire.
  3. Infine troviamo le “Trasgressive consapevoli e compiaciute”, con piena consapevolezza e poca intenzione di rinunciare, che arrivano dallo psicologo per problemi secondari o spinte dai familiari preoccupati.

Al di là dell’etichetta, a seconda della tipologia di problema si dovrà lavorare in modo diverso. A partire da questi studi, infatti, sono stati elaborati nuovi protocolli di intervento specifici, che permettono di risolvere completamente il problema in tempi brevi; si inizia con delle manovre che aiutino a ristrutturare l’immagine del problema e, successivamente, si usano prescrizioni che annullino il torturante piacere di mangiare per vomitare, aiutando la ragazza a godere degli altri piaceri della vita.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Riferimenti bibliografici
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Giangrasso, B. (2004). La ricerca intervento nei disturbi dell’alimentazione: il vomiting. In Rivista Europea di Terapia Breve Strategica e Sistemica, 1.
Milanese, R. (2004). Terapia breve avanzata per i disordini alimentari. In Rivista Europea di Terapia Breve Strategica e Sistemica, 1.
Nardone, G. (2007). La dieta paradossale. Milano: Ponte alle Grazie.

 

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