Soffrire di insonnia

Matteo Baldrighi, Insonnia, 2000

Come si sente chi soffre di insonnia? Ecco un’idea dei pensieri di un insonne:

Quando apro gli occhi è ancora buio, in casa c’è silenzio. Dormo poco e durante la notte mi sveglio spesso, a volte per un minimo rumore, a volte senza un perché; allora cerco in tutti i modi di riaddormentarmi, con difficoltà. Al mattino – farei meglio a dire all’alba – non mi sento mai pienamente riposato e durante la giornata ho mal di testa, sono stanco, irritabile, non mi concentro. Prima ci davo poco peso, poi è diventato un problema: a lavoro non do quanto potrei, non riesco a dedicarmi ai miei svaghi, neanche ad essere soddisfatto nelle relazioni

È problema comune. E oggi cercheremo di capire come funziona, e come liberarsi dell’insonnia.

Causata per lo più da fattori psicologici e comportamentali interessa tra il 10% e il 15% degli Italiani, che spesso fanno ricorso a pillole e gocce nel tentativo di assicurarsi una notte tranquilla.

È comprensibile, sebbene poco augurabile: l’uomo ha bisogno di dormire per stare bene, donando tanto al corpo quanto alla mente il tempo di riposarsi e distaccarsi dalle fatiche della giornata.

Come accennato nel libro Superare l’insonnia, se è certo che il sonno è sensibile a molti cambiamenti fisiologici o patologici, come età, stress, malattie, ecc., oggi ci troviamo in una società che impone stili di vita non sempre adatti ai nostri ritmi biologici; l’uomo è certo flessibile e in grado di grandi adattamenti, ma se certi comportamenti si protraggono le conseguenze possono essere dannose.

Cos’è l’insonnia?

Il DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico per i Disturbi Mentali, la etichetta come un “senso soggettivo di difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno o di cattiva qualità del sonno”, che può portare a una diminuzione del senso di benessere durante il giorno, con alterazioni dell’umore, diminuzione di attenzione, concentrazione ed energia e aumento della fatica e del malessere.

Chi soffre di insonnia sostanzialmente dorme al di sotto di quella buona media di 6-8 ore a notte, anche se alcune caratteristiche personali (come l’età avanzata o particolari abitudini) possono rendere soddisfacente un sonno di sole 4-6 ore.

Il problema sorge quando ci si sveglia sempre con la sensazione di non essersi riposati e quando si va incontro a una serie di problematiche connesse. Il manuale per la Classificazione Internazionale dei Disturbi del Sonno (ICD-10), definisce 3 tipi di insonnia:

  1. lieve, dove quasi ogni notte è presente un sonno non ristoratore, con poche o assenti ricadute sul funzionamento socio-lavorativo e con possibili sintomi diurni quali stanchezza, irritabilità, ansia leggera, faticabilità;
  2. moderata, dove ogni notte si ha un sonno non ristoratore, le ripercussioni sul funzionamento sono moderate o assenti, e i sintomi di cui sopra sono sicuramente presenti e accentuati;
  3. grave, con frequenza ripetuta, ricadute pesanti e sintomi più intensi. Sono proprio gli effetti secondari il problema maggiore di chi soffre d’insonnia, che da stanchezza, mal di testa, affaticamento e irritabilità, possono arrivare a difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria e pensiero, con opprimenti ripercussioni su lavoro e tempo libero, fino a intaccare l’umore e l’autostima.

Come si diagnostica l’insonnia? 

Solitamente il clinico valuta innanzitutto i cosiddetti fattori 3P:

  • fattori predisponenti, cioè attributi più costituzionali come l’essere emotivamente o cognitivamente più attivi, a cui si sommano caratteristiche come età avanzata, genere femminile, familiarità all’insonnia, predisposizione all’ansia e alla depressione, ecc., e a cui occorrerebbe aggiungere fattori di natura ambientale (tipo di lavoro, società e cultura di appartenenza);
  • fattori precipitanti, cioè improvvisi cambiamenti nella vita come lutti, separazioni, eventi stressanti, preoccupazioni;
  • fattori perpetuanti, ovvero tutti quei comportamenti disfunzionali che mantengono il problema.

SleepMed, un sito dedicato ai problemi del sonno, riporta in questa pagina un questionario di autovalutazione per l’insonnia: bisogna però considerare che un test psicologico, innanzitutto, dev’essere accuratamente costruito secondo attenti criteri di validità e attendibilità e che, da solo, non può dare mai risultati precisi; inoltre, come specificato sul sito, uno o più di quei sintomi possono essere vissuti da chiunque occasionalmente e pertanto è necessario prendere il test solo come linea guida.

È possibile liberarsi dall’insonnia?

Certo, ed è bene prenderla nella fase acuta per risolvere il problema più agevolmente.

Dopo una valutazione delle 3P si può considerare se l’insonnia sia primaria o secondaria, determinando in questo caso quali problematiche la causano.

Un passo fondamentale è poi quello di educare a una corretta igiene del sonno. Comportamenti scorretti influiscono notevolmente sulla qualità del sonno: ad esempio va evitato l’eccesso di attività fisica fino a 4-6 ore prima di andare a letto, predisposta una camera da letto tranquilla e accogliente e orari stabili in cui andare a dormire e svegliarsi; durante il giorno si devono evitare i sonnellini e prima di addormentarsi gli stimoli o le attività stimolanti (come ascoltare la musica e guardare la TV), nonché drink, caffè e fumo. Oltre a dover essere calzata sulla persona, da sola l’igiene del sonno può non bastare.

La quasi totalità dei casi di insonnia è dovuta infatti a problemi di natura ansiosa, a difficoltà affettive ed emotive o a condizioni di stress. Spesso non ci si addormenta proprio per pensieri che si rincorrono nella mente e tutti i tentativi fatti per addormentarsi finiscono per mantenere il problema: non si può decidere di addormentarsi! A quel punto è  importante lavorare su tali problematiche, anche con terapie brevi e mirate, aiutandosi a ritrovare il sonno perduto.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Letture consigliate:
American Academy of Sleep Medicine (2001). The International Classification of Sleep Disorders, revised.
A.P.A. (2001). DSM-5. Manuale dei disturbi mentali (5a ed.). Milano: Masson.
Espie, C.A. (2013). Superare l’insonnia. Firenze: Eclipsi.

2 thoughts on “Soffrire di insonnia

  1. qual è invece la soluzione per il problema opposto? non riuscire ad alzarsi al mattino nemmeno quando hai cose importanti da fare e tre sveglie che suonano? ti giri e ti riaddormenti. Bel pasticcio. Oltre al fatto che è mortificante dire la sera prima domani mi alzo e poi non ci riesci.. perchè?

    • Cara Elena, grazie per questa nuova domanda – peraltro così particolare, ma comune, da essere stimolante.

      Darle una soluzione mi è davvero difficile e inoltre la deontologia professionale non me lo permetterebbe.
      Questo perché un problema (anche un problema del sonno) può essere risolto in diversi modi, perché può essere mantenuto da diversi meccanismi.
      E’ un po’ come un’automobile che inizia a perdere velocità: da cosa è dovuto? E’ finita la benzina? C’è un problema col motore? O con l’impianto elettrico? La batteria non funziona più bene? O magari, più semplicemente, non ci siamo accorti di aver alleggerito il peso sull’acceleratore?

      Se le dessero “una” soluzione, o se le dicessero “il guasto è sicuramente quello”, senza aver prima raccolto le giuste informazioni (raccolta che purtroppo via internet non è accurata né sicura), rischierebbero di farle fare tanti sforzi in una direzione che potrebbe essere sbagliata – magari finendo addirittura per peggiorare la situazione.

      Per darle giusto un LA, (ma preciso che va comunque calzato di situazione in situazione), penso che interrogarsi sulle 3P di cui parlo nell’articolo possa essere un punto d’inizio facilmente percorribile da chiunque, per domandarsi se c’è qualcosa che va o meno. E in più possiamo valutare se attuiamo una corretta “igiene del sonno”.
      Se il problema poi ci crea difficoltà, e se possiamo escludere cause mediche, si può chiedere una consulenza a uno psicologo per trovare la soluzione più efficace.

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