Paul Watzlawick e la profezia che si autoavvera

psicologo roma

La profezia che si autoavvera è un fenomeno molto comune

E se ti dicessi che quando immagini una cosa rischi che si avveri?

No, niente magia, tanto meno “legge dell’attrazione”. Semplicemente ci sono delle aspettative, delle ipotesi sul futuro che, una volta predette, si realizzano da sé.

Possibile? Sì, se parliamo della cosiddetta profezia che si autodetermina (o che si autoavvera), che Paul Watzlawick, il quale la studiò per bene, descrisse come “una supposizione che, per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria ‘veridicità’” (1988, p. 87).

Ma come è possibile?

California, 1979. I giornali annunciano un’imminente diminuzione dell’erogazione di benzina, presupponendo un conseguente crollo della disponibilità. Alla notizia, dodici milioni di automobilisti si precipitano a fare il pieno, divenendo la causa stessa del crollo. Col ritorno della calma si scoprirà che la diminuzione dell’erogazione sarebbe stata così minima che, da sola, avrebbe provocato un calo della disponibilità irrilevante.

Partendo da questo aneddoto Paul Watzlawick, nel suo libro La realtà inventata, osservò una cosa interessante: tutti i giorni agiamo in base a delle previsioni.

Se è nuvoloso e sentiamo dei tuoni possiamo decidere di uscire con l’ombrello; che lo facciamo o no, poi, non cambierà la possibilità che venga a piovere. Ma la profezia che si autodetermina, invece, crea essa stessa i presupposti che la fanno avverare.

È il caso di un genitore che iniziò a chiedersi se il figlio adolescente non avesse qualcosa di strano: dialogava poco, stava meno tempo a tavola, passava ore al telefono. Per verificare la propria supposizione cominciò a fare sempre più domande sulle sue attività, a origliarne le telefonate, a trattenerlo a tavola. In tutta risposta, il figlio, diede informazioni ancora più vaghe, si chiuse in camera a ogni telefonata e iniziò anche a tardare il sabato sera. Questi comportamenti, provocati inconsapevolmente dall’atteggiamento del genitore, non fecero che confermare i suoi sospetti.

L’effetto delle tue azioni

Quando interagiamo con gli altri dobbiamo chiederci che effetto hanno le nostre azioni su di loro e, viceversa, che effetto hanno le loro azioni su di noi.

Decidere chi ha fatto la prima mossa è poco rilevante. Nell’esempio di prima, infatti, nulla ci impedisce di partire dal figlio e dire che ha iniziato a comportarsi in maniera schiva e riservata sulla base della supposizione che il genitore non si fidi di lui. In tutti e due i casi abbiamo l’instaurarsi di una realtà che, partendo da delle previsioni, crea degli effetti tangibili.

Che idee e aspettative creino realtà concrete lo sanno bene anche i medici che si confrontano col famoso effetto placebo: la sola convinzione che ciò che si sta assumendo sia un potente farmaco (quando in realtà è acqua fresca), fa sì che il paziente guarisca realmente dalla sua malattia. 

Anche la psicologia sociale studia attentamente l’effetto delle aspettative sulle persone. John Ogbu ha dimostrato che la sensazione di emarginazione e di preclusione delle normali strade di avanzamento sociale porta alcune minoranze a sentirsi talmente oppresse da abbassarne il rendimento scolastico e i punteggi del QI.

Rosenthal arrivò a conclusioni uguali e inverse. In uno storico esperimento segnalò a delle maestre alcuni bambini che, secondo i test, avrebbero avuto prestazioni eccezionali nel corso dell’anno. Questa era in realtà una predizione del tutto inventata, ma fece assumere alle maestre comportamenti e atteggiamenti tali che, alla fine dell’anno, i QI di quei bambini mostrarono un incremento significativamente più alto rispetto agli altri.

Dove stai andando?

psicologo monterotondo

Cambiare aspettative cambia la realtà: eviti di subirla e diventi un costruttore attivo di essa.

Le tue aspettative, le tue “teorie sul mondo”, determinano le azioni che andrai a mettere in atto e i fatti che andrai a valutare; e se la teoria non concorda con i fatti, tanto peggio per i fatti, diceva Hegel.

Infatti l’uomo, soprattutto quando si cimenta con problemi astratti, è più propenso a cercare le prove che verificano le sue supposizioni, piuttosto che quelle che le falsificano. Quindi una profezia può autodeterminarsi e autoconvalidarsi.

Prova ad esempio a entrare in un pub con la convinzione che la gente ce l’ha con te e ti disprezza: assumerai un atteggiamento ostile, vigile, diffidente, a cui gli altri risponderanno con comportamenti che confermeranno le tue convinzioni.

Karl Popper parlò di “effetto Edipo”, riferendosi al mito dell’eroe che, ricevuta dall’oracolo la profezia che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre, scappò e mise in atto tutta una serie di azioni che, alla fine, lo portarono proprio a realizzare la profezia.

E se non fosse fuggito?
E se il genitore avesse considerato il figlio un normale adolescente?
E se fossimo entrati nel pub convinti di risultare tutto sommato piacevoli?

Le aspettative disfunzionali

Come fa una persona che si ripete che la vita non ha senso a uscire dalla sua depressione?
O un ragazzo che si considera “sfigato” e senza possibilità con le ragazze a trovarne una?
Se pensi che il professore quel giorno possa essere indisponente, che ti potresti scordare dei passaggi importanti, che potresti essere sopraffatto dall’ansia, come ti disporrai ad affrontare l’esame?
Se il marito è convinto che lui si chiude perché la moglie brontola, e la moglie che lei brontola perché il marito si chiude, come farà la coppia a risolvere la propria incomunicabilità?

Bisogna rompere il circolo vizioso di aspettative disfunzionali e comportamenti che le realizzano.

Molte tecniche di terapia breve sono basate su strategie che aiutano a prendere visione di punti di vista alternativi, dato che abbiamo capito come la realtà possa mutare a seconda di come noi la guardiamo.

Spesso, infatti, in queste situazioni vedi soltanto una possibilità, non concedendoti l’opportunità di aprirti a tutta la gamma delle altre possibili realtà. Cominciare ad agire in modo da aumentare le possibilità di scelta è il primo passo per uscire dalle trappole della mente.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnosi

 

Letture consigliate:
Watzlawick, P. (a cura di). (1988). La realtà inventata. Milano: Feltrinelli.

4 thoughts on “Paul Watzlawick e la profezia che si autoavvera

  1. Questa è una verità spaventosa. Non si rischia di entrare in uno stato di indecisione perenne? essere indecisi su cosa dire, su cosa fare, ogni volta che si entra in un pub o si parla con una persona? essere diffidenti da quello che che le persone dicono?

    • Sono d’accordo, il dubbio è legittimo. Penso però che sapere che ciò che facciamo ha degli effetti concreti (sugli altri, ma anche su di noi, sulla percezione della nostra realtà), ci dia la possibilità di renderci più responsabili delle nostre azioni, intendendo questo più che in senso moraleggiante in senso costruttivo: se la realtà dipende in larga parte da me, dai miei sforzi di percepirla in uno o nell’altro modo, allora posso pensare di avere più possibilità di cambiarla lì dove si rivela problematica. Lo sforzo di molti psicologi è proprio questo: mostrare che a volte i nostri problemi derivano dall’essere incastrati in rigide modalità percettive e reattive.
      A questo proposito mi piace citare il cibernetico Heinz von Foerster e i suoi due imperativi, secondo cui per conoscere la realtà, per “vedere”, dobbiamo imparare ad agire (imperativo estetico) e inoltre dobbiamo sempre agire in modo da aumentare il numero delle scelte (imperativo etico).

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