Come scegliere lo psicologo in 10 passi

10 semplici passi per scegliere lo psicologo giusto

10 semplici domande per scegliere lo psicologo giusto

Come scegliere lo psicologo giusto?

Se la scorsa settimana abbiamo delineato cosa fa uno psicologo, uno psicoterapeuta, uno psichiatra e uno psicoanalista, oggi vedremo come compiere una scelta ragionata.

Come? Rispondendo a 10 domande essenziali, con particolare riferimento alle figure dello psicologo e dello psicoterapeuta.

1) Innanzitutto, ho bisogno di uno psicologo?

Lungo la vita ti troverai davanti a insicurezze, complicazioni, ostacoli.  Sono difficoltà che conosci bene, ma che spesso da solo o con una piccola spinta riesci superare. A volte, però, simili difficoltà si trasformano in problemi, diventano pesi insostenibili, nodi irrisolvibili: è allora che subentra lo psicologo.

Il consiglio iniziale è: informati! Ad esempio, rispetto a queste difficoltà, puoi leggere una serie di libri interessanti.

Ecco una lista di difficoltà e tra parenti dei libri selezionati da me per capirle e soprattutto affrontarle:

 

2) Ho letto i libri e ho capito che da solo potrei non farcela. Ma… ho davvero bisogno di uno psicologo?

Puoi dirti che “Forse si risolve da solo”, che “È solo un periodo”, che “Chissà se poi qualcun altro mi può aiutare”, che “Forse mi basta un hobby o un po’ di relax”. D’altronde la vita ci offre  spesso la possibilità di superare i nostri problemi.

Ma quando questi, in un momento acuto o, all’opposto, cronicizzati nel tempo, stanno logorando la tua vita, peggiorando le tue relazioni, ostacolando i tuoi obiettivi, allora lo psicologo è il professionista a cui rivolgerti, preparato a intervenire con conoscenze e strumenti specifici.


3) Da chi vado?

È un tuo preciso diritto conoscere l’approccio seguito dal professionista, per sapere cosa farete lavorando assieme a lui. Io ad esempio, metto bene in chiaro cosa faccio.

Prima di questo, comunque, ci sono altri criteri essenziali per fare una scelta appropriata.


4) Quanto dura?

Anche se è difficile definire un periodo preciso, il professionista è tenuto a dirti una durata approssimativa del rapporto. Sfatiamo il mito delle terapie infinite: gli approcci più validi, come la Terapia Breve, sono efficaci ed efficienti, e raggiungono gli obiettivi prefissati in un tempo ragionevole: spesso meno di 10 sedute.

Nel mio caso, impiego meno di 10 sedute per la maggior parte dei problemi. Naturalmente mi do il tempo necessario per ogni persona, quindi se necessario andiamo oltre, ma raramente si arriva al di là delle 20. Questo capita solo con i problemi più gravi.


5) Quanto costa?

Terapia e consulenze sono per tutti, l’idea che siano solo per i più abbienti è sbagliata. Sebbene ogni territorio abbia dei prezzi medi di riferimento è possibile consultare il tariffario nazionale dell’Ordine per avere un’idea.

Inoltre, l’intervento è detraibile in quanto prestazione sanitaria (un motivo in più per esigere la fattura).

Considera, comunque, anche la frequenza: alcuni professionisti vedono la persona ogni settimana, altri ogni due settimane, altri ancora più volte nella stessa settimana. È una questione di metodo seguito, e naturalmente devi sentire quello che calza di più a te.


6) Come inizio la ricerca?

Il Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi pubblica l’elenco di tutti gli iscritti all’Albo, divisi per regioni e città: assicurarti che il tuo psicologo sia iscritto è una garanzia e una tutela per te. Puoi partire da qui per poi approfondire con una telefonata, domandando in giro o cercando su internet qualche informazione in più.


7) Come continuo la ricerca?

Chiedi a qualcuno di fiducia, come il tuo medico o un amico che abbia scelto di fare una psicoterapia. Oppure basati sui feedback online dati dagli altro clienti. Come si è trovato? Ha risolto il problema? Ti consiglia il suo terapeuta? La durata e i costi sono adatti alle tue esigenze?

Se non conosci nessuno puoi sempre cercare su internet, leggere libri specifici ed e-book, sfogliare riviste. È sempre meglio che scegliere a caso.


8) Chi ho davanti?

Lo psicologo è una persona. Non sei tu ad essere sotto esame, ma lui. È un professionista con delle competenze: valuta se sono adeguate ai tuoi obiettivi e, nel caso ti siano poco chiari, scopri se è bravo ad aiutarti a definirli.

E poi: ti è simpatico? Ti ispira fiducia? Ti fa una buona impressione?

È una persona, devi valutarla anche come tale, prima che come professionista. La relazione terapeutica è il vero motore della terapia ed è importante instaurarne una buona.


9) Come mi sono trovato?

Dopo il primo incontro ho capito quale sarà l’obiettivo da raggiungere?
La persona mi è sembrata seria e capace?
È riuscita a sintonizzarsi con me e le mie problematiche?
Le sue competenze mi sembrano adatte a ciò di cui ho bisogno?

Se hai delle risposte affermative, può essere l’inizio di un buon rapporto terapeutico.


10) Cos’altro?

Fai domande, chiarisci i tuoi dubbi, che siano sul lavoro o sulla persona che hai davanti; inoltre aspettati e pretendi dei risultati chiari, ma diffida da chi promette miracoli.

Lo psicologo ha studiato e si è formato per valutare e sciogliere problemi concreti, legati a comportamenti, atteggiamenti, performance, organizzazioni, tratti di personalità, periodi della vita, ecc.

La sua competenza gli permette di arrivare lì dove le migliori intenzioni non bastano, superando le difficoltà per andare a operare in maniera mirata e strategica.

Se abbandoniamo l’antiquata ed erronea idea che lo psicologo sia il “medico dei pazzi”, scopriremo l’eccellenza del suo lavoro e le capacità che gli consentono di risolvere i complessi problemi della vita.

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia Seduta Singola

Ipnosi

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25 thoughts on “Come scegliere lo psicologo in 10 passi

  1. sono pienamente d’accordo con il medico,purtroppo ho avuto modo di conoscere una psicologa….tutto poteva essere tranne che quello che voleva esrcitare,la cosa piu’ grave è che ci portavo anche mia figlia …..ha peggiorato la condizione!Per fortuna ne abbiamo consultato un’altra che oggi definiamo un angelo per ripresa di mia figlia!!Ancora rinnovo i complimenti a dott.Cannistrà

    • Grazie Maria Stella,

      sono convinto che gli psicologi debbano essere i primi a fornire indicazioni chiare e utili ad aiutare gli utenti nel fare una corretta valutazione del professionista a cui affidarsi.
      La scelta che ha compiuto è stata molto intelligente: se un qualunque professionista peggiora, per incapacità personali, il problema per il quale ci eravamo rivolti a lui, è nostro diritto consultarne un altro.
      Lo psicologo Don Jackson affermava: “Non esistono pazienti impossibili, ma solo terapeuti incapaci”.

  2. Bhe ti ringrazio per i suggerimenti che trovo giusti, saggi e persino ottimi ma come fai a capire che non è quello che fa per te? Io sono 2 anni tra alti e bassi che ci vado ma non riesco a capire se non è la persona giusta per me ,,,, inizialmente da ottobre 2011 a maggio 2012 ci andavo con cadenza bisettimanale….. e poi nel frammezzo sono successe una serie di cose per cui ho lasciato sino a metà ottobre 2012 sino a fine gennaio 2013 con cadenza settimanale e poi da febbraio sino ad un mese fa con cadenza quindicinnale e ora un mese fa ho detto basta…. ma non ho visto cambiamenti nella mia vita lui si trincera dietro al fatto che non avete la bacchetta magica…. e so che ha ragione ma nemmeno l’effetto placebo dell’essere in cura è servito a niente…..ora vorrei provare a cambiare ma come fare se uno non ha le basi culturali e pratiche?
    Si io mi sono sempre trovato molto bene con Lui ha un buon curriculum abbiamo una buona empatia una sintonia avuta sin dal primo giorno in cui lo ho incontrato…. ma io ho bisogno di concretezza….per me un segno tangibile del cambiamento sarebbe diventare ordinato io che vivo nel caos perenne ma questo non è successo…. e la trovo una sconfitta questo è un’esempio fra i tanti ….. vorrei non tradire piu il mio compagno….. ma questo non è successo…vorrei diventare meno servile nei confronti delle persone e questo non è successo….. cosa mi consiglia?
    Grazie
    Stefano

    • Ciao Stefano, grazie per il commento: credo apra uno scenario condiviso da altre persone.

      Già avrai pensato che rispondere è molto delicato: non conoscendo il tuo terapeuta, il tuo problema e il vostro percorso, si rischia di dare risposte, opinioni e consigli fuorviati e fuorvianti.

      Diversi approcci, come la psicoterapia breve strategica, considerano che se si sta andando nella direzione giusta i cambiamenti si vedono velocemente. Ad esempio, nel suo “Manuale di sopravvivenza per psicopazienti”, Nardone suggerisce che se in alcuni mesi (3-4) non si vede nessun cambiamento, probabilmente si sta prendendo una strada poco efficiente.

      E’ un punto di vista, che naturalmente dà molta più responsabilità al terapeuta. Però è convalidato da anni di ricerche in “terapia breve”, nota per i risultati dati in poche sedute.

      E’ il tuo caso? O il tuo problema richiede più tempo? O i risultati ci sono stati, ma sono solo una parte del tutto?

      Io questo non so dirtelo. Naturalmente nessuno vieta di fare delle prove con più terapeuti, se con uno non si è soddisfatti, o anche solo se si vuole sperimentare un approccio diverso.

      Spero di esserti stato d’aiuto,
      Flavio

  3. Grazie Dott. Flavio, se posso chiederti ancora devo chiedere prima se fanno una psicoterapia breve strategica vero o è un tipo di approccio che il terapeuta valuta dopo il primo colloquio?
    Grazie ancora
    Stefano

    • Sì, puoi chiedere al terapeuta quale approccio segue, o puoi chiedergli direttamente se è specializzato in psicoterapia breve strategica.

      In pratica uno psicologo (o un medico, dato che anche loro possono formarsi in psicoterapia), dopo la laurea può decidere di specializzarsi in una scuola di psicoterapia.
      Ce ne sono tantissime, più di 500!, e alcune di queste si rifanno all’approccio strategico. Devi considerarlo come una grande corrente, da cui sono nate molte forme diverse di terapia: ad esempio c’è la “psicoterapia strategica integrata”, la “psicoterapia ad approccio strategico”, la “psicoterapia strategica ad orientamento neuroscientifico”, la “psicoterapia strategica ericksoniana”, ecc.

      Come vedi sembrano quasi tutte simili ed è difficile, ad una prima occhiata, distinguerle.
      Quella di cui parlo io nel mio blog è la “psicoterapia breve strategica”. Quindi puoi vedere sul sito dello psicologo, o chiedere direttamente a lui, se è specializzato in “psicoterapia breve strategica”.

  4. Buongiorno,
    vorrei chiedere se uno psicoterapeuta di coppia è professionale se ti dice:
    di lasciare il ragazzo
    che sei lesbica
    che devi trovarti un amante,
    tutto questo da una seduta all’altra,
    invitandoti oltretutto a non farne parola con il tuo ragazzo.
    F

    • Salve Francesca, grazie della domanda: immagino che me l’hai posta perché leggendo il blog avrai notato che non difendo aprioristicamente la mia categoria.
      Permettimi di contestualizzare un attimo la situazione.

      Uno psicoterapeuta, in teoria, deve avere una strategia di intervento, o una guida, o comunque un obiettivo chiaro e le mosse per raggiungerlo. In tutto questo è più che possibile che in determinati momenti utilizzi delle comunicazioni paradossali, provocatorie, a prima vista incomprensibili: non è raro, fa parte da sempre delle strategie adottate da molti grandi terapeuti in tutto il mondo.

      Perché ti ho detto questo? Perché, naturalmente, io non posso sapere quale sia la strategia del tuo terapeuta. Hai provato a chiederglielo?
      I terapeuti non hanno sempre ragione e va più che bene mettere in discussione, con loro, quanto ci comunicano.

      • Grazie mille per la risposta.
        Io non riesco ad avere rapporti completi, non ci sono mai riuscita con nessuno dei miei ragazzi ed ho ben 32 anni. Tutti i terapeuti (4) da cui sono stata non riescono a venirne a capo e penso che lei le stia provando tutte, ma questo mi crea non poca confusione. Inoltre mi dice che con il mio ragazzo ho un problema di fiducia, per poi dirmi di non riferire quanto mi dice al mio ragazzo…questo a mio avviso ci allontana ancora di più. a proposito mi ha anche detto che il mio ragazzo ha una sindrome narcisistica, è vero che questo disturbo della personalità impedisce alla persona di amare?
        Scusi se la assillo, ma sono arrivata ad un punto che non so più dove sbattere la testa…

        • Il disturbo narcisistico di personalità, se correttamente diagnosticato, prevede una difficoltà marcata nel provare empatia e affetti verso gli altri. Naturalmente non posso dirle che questo sia o meno il problema del suo ragazzo – non è possibile e non è etico.
          Le consiglio una lettura semplice ma interessante sui problemi sessuali. “La mente contro la natura“, di Nardone e Rampin. Detto questo, però, il confronto con un terapeuta viene prima di tutto e non si sostituisce a quanto si può leggere in un libro.

  5. Buongiorno, mi chamo Marzia e impressionata dalle sue risposte, mi permetto di chiedere un “aiuto”. Sono in un momento che definirei di svolta. ieri parlando con il mio confessore mi sono resa conto di quanto sono satura di difficolta’ anche affettive ; naturalmente mi comporto in modo scorretto e dico sempre che mi do fastidio da sola.Ho maturato l’idea di venirne fuori in qualche modo. Gli strumenti a mia disposizione in questo momento sono la fede, la buona volonta’ ma questo e’ condito purtroppo dalla scarsa possibilita’ economica. Quindi cortesemente chiderei se puo’ essere fattibile un approccio terapeutico con psicoterapeuti convenzionato con le ASL. Anni orsono sono stata ” curata” da una psicoterapeuta ma dopo ben 5 anni ho deciso di interrompere per vari motivi tra cui: il pensare di esserne venuta a capo, ostruzionismo di mio marito, e non lo nego l’investimento economico cospicuo. Visto il mio stato d’animo attuale mi trovo in imbarazzo nel chiederle un parere. Lavoro come infermiera da 37 anni, sto ristrutturando casa dove andremo ad abitare dopo l’esperienza mista negativa-positiva di custode in una villa con proprietaria sempre presente. Da tenere in considerazione che mio marito e’ in pensione come operaio, che mia figlia di 34 anni e’ disoccuputa dal febbraio 2012 e che la nostra famiglia si basa su sincerita’ amore e condivisione.

    • Salve Marzia, grazie del suo commento.

      Dare consigli via internet è difficile per molti “perché” che penso immaginerà. Se ho capito bene, però, quello che mi chiede è un’idea di come funziona il supporto psicologico alla ASL, e in questo penso di poterle darle una panoramica.

      Le realtà a cui può rivolgersi presso la sua ASL sono essenzialmente due: il Consultorio Familiare e il Centro di Salute Mentale.
      Per dirla in poche parole, nel primo può trovare degli psicologi che lavorano con situazioni più semplici, meno invalidanti, spesso difficoltà relazionali, familiari, di coppia, ecc.: è rivolto soprattutto ad attività di sostegno e consulenza, alla persona o alla famiglia.
      Nel secondo vengono trattate anche e soprattutto problematiche più invalidanti, tanto che sono presenti psichiatri e psicoterapeuti oltre che psicologi: qui più che un lavoro di sostegno si affronta un vero e proprio percorso terapeutico.

      Ci si lamenta spesso dei disservizi del pubblico rispetto al privato e avendo lavorato 3 anni in un Centro di Salute Mentale posso dire che effettivamente possono esserci; tuttavia nella mia esperienza ho avuto modo di confrontarmi anche con professionisti capaci e, inoltre, il privato non è necessariamente una garanzia di migliore qualità. Questo per dirle che, in ogni caso, sarà la sua personale esperienza a fare la differenza.

      “A distanza” non posso dirle cosa è meglio per lei, ma se non dovesse avere le idee chiare il mio consiglio generale è sempre quello di partire dalla cosa più semplice per poi eventualmente aggiungere complessità. In questo caso significherebbe rivolgersi prima al Consultorio e vedere se è adatto alle sue necessità.

      Oltre a tutto questo le posso dire che praticamente in tutte le città esistono degli sportelli psicologici gratuiti o a basso costo tenuti da professionisti privati, per venire incontro alle esigenze dei cittadini: cercando online sono sicuro che potrà trovarli anche nella sua zona o nei dintorni. Oppure esistono Associazioni o Onlus che erogano tali servizi gratuiti/a basso costo, come ad esempio la Onlus Nardone-Watzlawick http://nardone-watzlawick-onlus.org/

      Spero di esserle stato d’aiuto.

  6. Gentile Flavio volevo sottoporle questo dubbio su un’esperienza avuta. Sto cercando un professionista per ricominciare un lavoro di analisi (non è la prima volta9 e chiedendo a persone di cui mi fido ho ottenuto 4 nomi, due di psicanalisti junghiani, due di terapeuti cognitivo comportamentali. Non sapendo quale approccio fosse il migliore per il mio problema e non volendo basarmi semplicemente sul nome, ho deciso di vederli tutti e 4 per farmi un’idea e capire il lavoro che propongono. In passato ho avuto una cattiva esperienza, e col senno dipoi mi sono resa conto che se avessi dato ascolto alle prime impressioni avrei risparmiato tempo e soldi. Oggi pero’ ho visto il secondo. Ho voluto essere onesta da subito informandolo del mio percoro di scelta, anche per avvertirlo che per un secondo appuntamento avrei riconfermato. E’ successo che questa dottoressa non ha apprezzato la cosa, dicendomi che il mio pproccio era dispersivo e che io non ero uno psicologo, quindi non avevo gli strumenti per scegliere, e che a lei sembrava che questo mio procedere fosse in sè da analizzare. Sono rimasta disorientata perchè quello che mi ha “rimproverato” va contro tutto quello che ho letto anche on line sulla scelta del proprio terapeuta. Mi ha messo a disagio, avevo l’impressione di dovermi giustificare e di aver in qualche modo mancato di rispetto, ma davvero non era mia intenzione. Certo un paziente non è psicanalista, ma se è dotato di una certa intelligenza e sensibiltà, non puo’ fidarsi anche del suo istinto? Se una prsono gli sembra professionale o sciatta, se gli sembra rispettosa ecc… In caso contrario, tutto si riduce a una passività totale del paziente che deve rimettersi nelle mani dello psicanalista senza libero arbitrio. Mi ha molto disorientata la reazione di questa persona, eppure è iscritta all’ordine degli psicanalisti italiano.

    • Grazie per il suo commento, che trovo molto utile per chi vuole scegliere uno psicologo.

      Prima di risponderle faccio una premessa dovuta: da un lato la mia risposta naturalmente rappresenta la mia opinione personale; dall’altro si riferisce all’argomento in generale, non potendo prendere in considerazione ovviamente il caso specifico.

      La mia idea è molto semplice: la scelta è un diritto sacrosanto e imprescindibile.
      Nessuno può imporsi su essa, neanche uno psicologo.

      Dare un consiglio è lecito, ma nei limiti del rispetto della scelta altrui.
      Dire: “Lei non è un professionista in questa materia” è un’affermazione inadeguata: chiunque potrebbe usarla in qualunque contesto per sospendere le capacità di giudizio delle persone.
      Se dovessimo seguirla pedissequamente saremmo senza scampo: entrati in un negozio dovremmo comprare ciò che ci impone il commesso perché “non siamo degli esperti del campo”; se i risultati di una cura non ci soddisfano dovremmo limitarci ad aspettare che sia il terapeuta (medico, psicologo, dentista… qualunque va bene) a dirci che la terapia non sta funzionando, perché “non siamo esperti”.

      Aggiungere che questo desiderio di “conoscere prima di comprare” (mi perdoni la frase, ma è solo per chiarire il processo) è una “resistenza” al trattamento, non fa altro che alimentare l’inadeguatezza dell’affermazione e rischia di mettere il cliente in una posizione di svantaggio inopportuna.

      E gli psicologi questo dovrebbero saperlo bene.
      Tra le altre cose, abbiamo un Codice Deontologico che ci guida. E rispetto a quest’argomento l’articolo 3 dice:

      “Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.”

      E l’articolo 4 aggiunge:

      “Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni”

      Ma se ci fossero ancora dubbi, l’articolo 18 chiarisce definitivamente che:

      “In ogni contesto professionale lo psicologo deve adoperarsi affinché sia il più possibile rispettata la libertà di scelta, da parte del cliente e/o del paziente, del professionista cui rivolgersi.”

      E’ vero, lei non è una psicologa, ma ha delle impressioni e queste hanno un valore. Ma, soprattutto, ha il diritto di scegliere: lo eserciti sempre e si senta sempre adeguata in questo.

      Spero di averle risposto e di esserle stato utile,
      Dott. Flavio Cannistrà

  7. Molto utile, “prima di oggi” non avevo mai scelto liberamente un terapeuta, mi era stato sempre imposto dalle circostanze, perché andando alla asl non puoi scegliere, se ti consiglia poi, il terapeuta che conosce il tuo partner e paga lui non hai scelta, insomma in 6 anni di terapia con 4 terapeuti diversi, ne avessi scelto uno, il bello è che nemmeno loro hanno mai considerato la cosa, quelli della asl ovviamente hanno sorvolato la questione scelta, e al di fuori della asl, ma non privato, l’unico a rendersene conto a fine terapia fallita mi disse .” ma mi avresti scelto come terapeuta se io non avessi proposto la terapia per primo? ” . Se ci ripenso lo trovo incredibile e paradossale, non è solo tempo e soldi persi, si rischia molto di più, sono riuscita infatti a ricavare nuovi traumi dalla terapia stessa, sbagliando persone.
    Il codice ? Mi verrebbe la voglia di spedirglielo come regalo per Natale a tutti e 4 ma fortunatamente ho altro a cui pensare oggi ” a ME ” .

    Grazie come sempre, trovo un valore in ciò che pubblichi
    Fiorella

  8. La ringrazio davvero della risposta. Mi rassicura pensare che la mia volontà di scegliere sia di natura sana e non “nevrotica”, come suggerito dalla psicanalista. Condivido il suo ragionamento al 100%, infatti è quello che ho risposto in seduta: ma io penso di avere il diritto di scegliere. Un’altra cosa che mi è stata detta in quell’occasione è: in ogni caso, l’importante è il metodo, non la persona. Ora, per quella che è la mia esperienza, da paziente e non da terapista, ma comunque non da novella, è che, si, il metodo è il mezzo, ma mi sembra azzardato asserire che la persona che gestisce il mezzo non conti. Conosco e ho conosciuto diverse persone che hanno avuto l’esperienza dell’analisi o della terapia, e ho assistito a risultati positivamente sorprendenti, cos’ come a situazioni di stallo di anni e in un caso a un vero e proprio disastro. Quindi l’affermazione suddetta mi lascia molto perplessa. Poi ho fatto la mia scelta e, come intuibile, non è ricaduta sulla dottoressa citata.

    • Cara Zapoi, sono contento che abbia fatto una sua scelta personale.

      Sono d’accordo anche sulle sue considerazioni sulla “persona”.
      Il metodo è importante, ma qualunque mezzo nelle mani di un incompetente si rivela inutile – se non addirittura controproducente.

      Peraltro quasi tutti gli studi scientifici sull’efficacia della psicoterapia riconoscono che la relazione terapeuta-paziente, in qualunque forma di psicoterapia (quindi a prescindere dal metodo), giochi il ruolo maggiore nel processo di guarigione.

      Le auguro un buon anno 2014,
      Dott. Flavio Cannistrà
      Psicologo a Monterotondo e a Roma

  9. Penso che viviamo in una società in cui tutti abbiamo bisogno di uno psicologo. Spesso è forse chi dice di non averne bisogno che ne ha più bisogno. Scegliere uno psicologo significa affidarsi totalmente a chi ci aiuterà a trovare la strada giusta, per comprendere gli eventuali errori fatti e ripartire con il piede giusto.

    • Salve Mario,

      grazie mille per il suo commento.
      Non so se tutti abbiamo sempre bisogno di uno psicologo, però di sicuro, come traspare da ciò che dice, ci sono momenti in cui è davvero utile, né più né meno come lo sono altre figure professionali: penso a un medico, a un avvocato, persino a un meccanico o a un commercialista. Lo psicologo che si occupa di benessere non è altro che qualcuno che ha studiato il comportamento umano per aiutare le persone a stare meglio.

      Grazie ancora per il suo contributo,
      Dr Flavio Cannistrà

  10. Caro dottore Cannistrà, le scrivo per dei dubbi riguardo il mio rapporto con la terapeuta.
    Sono una ragazza di 20 anni e da circa tre mesi ho problemi di ansia somatizzata, (ritengo) con risvolti di basso tono dell’umore. Per quasi un mese ho lasciato che il disturbo mi invalidasse fisicamente senza fare granché, aspettare, cercare di ignorare i sintomi, chiedere al medico di base, adottare rimedi omeopatici etc. dopo di che mi sono rivolta a una psichiatra psicoterapeuta di orientamento sistemico relazionale, con la quale ho fatto 5 incontri, la quale mi ha insegnato un esercizio di rilassamento, prescritto un omeopatico e all’occorrenza un ansiolitico. Ora sono da un mese circa in vacanza dai miei genitori e la dottoressa è in ferie, quindi ho sospeso momentaneamente la terapia (con l’esercizio di scrivere ogni sera qualcosa che ho amato della giornata), tuttavia i miei disturbi fisici mi invalidano tutti i giorni, e visto che sono arrivata a spaventarmi seriamente ho chiesto un secondo consulto neuropsichiatrico dal quale, dopo un adeguata visita, si è giunti alla seguente diagnosi: disturbo di ansia e panico paucisintomatico con abbassamento di tono dell’umore. Ha ritenuto pericolosa la prescrizione dell’ansiolitico e più adeguata una terapia con un inibitore della ricaptazione della serotonina, accompagnato sempre alla psicoterapia. La mia psicoterapeuta si è sempre comportata molto poco da medico, pur essendolo, ha sempre ritenuto superfluo farmi fare analisi ormonali o della tiroide (nonostante io ritenessi il tutto fosse stato innescato o slatentizzato dalla pillola anticoncezionale), non mi ha visitata e mi ha solo fatto iniziare la psicoterapia. Lei è una donna, una persona gentile ma un po’ fredda, quando le parlo mi sembra non empatizzi con me, e addirittura a volte mi è capitato di sentirmi di troppo, di disturbare, di sentirmi assolutamente poco importante, un paziente come molti. E’ come se non riuscissi a stabilire una buona alleanza terapeutica, mi sembra sempre che lei mi dica una serie di banalità, luoghi comuni, che non si preoccupi di aiutarmi a gestire il malessere i sintomi, che ripeta sempre le stesse cose e non mi tenga informata riguardo al tipo di terapia, di rapporto che dovremmo instaurare e riguardo al mio problema. E’ come se brancolassi nel buio e lei non costituisse per me una luce, o una persona di fiducia. A volte le scrivo lunghe mail e non mi risponde, oppure si limita a chiamarmi per dire “è tutto normale, il tuo corpo dice ‘allarme, pericolo’, prendi lo xanax e interrompi il circuito dell’ansia, col tempo risolveremo”. Quando le ho esposto qualche perplessità riguardo all’efficacia della terapia e la genuinità del rapporto con lei si è limitata a rispondere che era presto per capirlo e che se volevo potevo consultare qualcun altro. E’ normale io non mi senta compresa? cerco continuamente altri nomi e informazioni sulla terapia su internet, cerco di avere tutte le basi per scegliere al meglio e risolvere il prima possibile… non mi sento al sicuro, tranquilla, che fare? da cosa capire se ho bisogno di un uomo, di una donna, di un orientamento piuttosto che di un altro, o se semplicemente la mia psicologa è la persona giusta? è davvero troppo presto per dirlo? quanto ancora dovrò aspettare e cosa dovrò aspettarmi per capirlo?

    • Ciao Maria Elena,

      grazie mille per la tua condivisione: mi sembra davvero importante.

      Naturalmente non posso darti indicazioni specifiche, perché la questione è davvero personale, ma cercherò di esserti il più utile possibile.

      La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo è che, vuoi o non vuoi, quando consultiamo dieci medici/psicoterapeuti diversi, riceveremo dieci diverse diagnosi. Magari tutte simili tra loro, ma raramente uguali. Vuoi perché ognuno ha il suo modo di vedere/esaminare la cosa; vuoi perché le diagnosi sono anche soggette a interpretazione (una persona ansiosa e con tono dell’umore basso ha una “depressione ansiogena” o un'”ansia depressiva”? – termini che non esistono in diagnosi, sia chiaro); vuoi perché, sembra brutto ma è vero, alcuni professionisti si sentono in obbligo di “dire a tutti i costi la loro”, e magari aggiungono/sottraggono dettagli più o meno irrilevanti.

      Ora, la domanda che mi sono posto leggendo la tua situazione è: si tratta di questo?
      Io ovviamente non posso saperlo. Anche perché è altrettanto vero che dei professionisti fanno diagnosi diverse o più accurate di altri.
      E’ il tuo caso? Di nuovo, non posso saperlo.

      Però due cose le so.
      La prima è che, per molti approcci, 5 sedute non sono sufficienti per vedere risultati. Io faccio terapia breve (quindi, rispondendo a un’altra domanda, se mi chiedi cosa scegliere io ti consiglierei degli approcci brevi, come la Terapia Breve Strategica) e in 5 sedute spesso il problema è in via di risoluzione o già risolto. Ma molti professionisti seguono approcci dai tempi più lunghi e 5 sedute non sono sempre sufficienti.
      In questi casi, io suggerisco di aspettarne 8-10: se anche allora non si dovessero vedere risultati perlomeno incoraggianti, allora quantomeno si può chiedere un secondo parere.

      La seconda cosa è che, in psicoterapia, la relazione è tutto.
      A prescindere da quale sia il motivo, se non si sente di aver instaurato una buona relazione con il terapeuta c’è un problema. Questo può essere affrontato con il terapeuta stesso, e anche risolto. Oppure no. La questione comunque è una: senza una relazione soddisfacente, gli esiti di qualunque psicoterapia sono perlomeno incerti, se non inconcludenti. Questo lo dicono la quasi totalità delle ricerche in psicoterapia.

      Spero di esserti stato di aiuto. Per qualunque altra cosa chiedimi pure,
      Dr Flavio Cannistrà

  11. Buonasera Dr.Cannistrà,vorrei per prima cosa esprimerle la mia ammirazione nei suoi confronti, ho letto solo un paio dei suoi articoli e ho già capito quanto lei sia competente nel suo lavoro..se solo avessi la possibilità sarei già venuto a chiederle di prendermi ma purtroppo abito da tutta’altra parte rispetto alla sua posizione. In secondo luogo visto che mi sembra, per l’appunto, una persona valida per potermi dare questo tipo di consiglio le racconto brevemente la mia situazione e spero riesca a farmi prendere la decisione giusta. Da circa 9 mesi mi faccio seguire da uno psicologo con 2 sedute regolari a settimana ( questo per 7 mesi, negi ultimi 2 siamo scesi a 1 seduta o a non vederci proprio ma per impegni miei non perchè sia migliorato ) il mio problema è una “grave forma” di timidezza che mi porta a non saper più avere rapporti interpersonali con altre persone, anche in un gruppo di 100 persone io sento una profonda solitudine in quanto non riesco a parlare con nessuno nemmeno se sono gli altri a prendere l’iniziativa ( in quel caso rispondo per cortesia e anche quando sono realmente interessato a interloquire con quella persona cè qualcosa dentro di me che mi porta a chiudere la discussione nel minor tempo possibile ) con il risultato che vengo isolato o addirittura deriso. Inizio ad avere seri problemi perchè mi porta al totale isolamente, vorrei andare all’università ma non riuscirei a reggere il confronto con i colleghi e i docenti, vorrei cambiare lavoro ma anche li dovrei affrontare nuove conoscenze e nuove sfide, non riesco a farmi nuovi amici o trovare un ragazza..insomma non vivo. In 9 mesi non sono riuscito a inquadrare la persona che, in teoria, dovrebbe “guarirmi” alla volte mi sembra riesca a darmi un’idea chiara dei miei problemi e cosa possano averli scatenati, altre volte mi sembra solo che ripeta ciò che dico ma a suo modo e fornendo una impressione che sembra quasi uno psudo consiglio ma che poi alla fine risulta essere solo un pensiero a caso sull’argomento in questione. Fa parlare solo me, e ultimamente visto che ho praticamente finito di raccontare tutto quello che cera da dire sulla mia vita mi fa solo parlare di quello che ho fatto da una seduta all’altra, non mi fa mai domande ( o meglio moooolto raramente ) non mi fornisce mai un analisi o un suo pensiero su ciò che potrebbe aver scoperto dalle sedute effettuate, mi ritovo dopo 9 mesi ad aver speso un patrimonio e non sapere ancora di cosa soffro o senza aver percepito il minimo miglioramento. Ogni volta che gli racconto di piccoli miglioramenti come aver superato il test della patente o essere uscito un pò di più con i miei amici ( visto che da circa un anno e mezzo sono uscito molto poco con i miei amici ) è come quasi se dovesse sottolineare che ci sono riuscio grazie al suo intervento e vorrei gridargli che sono obiettivi che avrei raggiunto anche senza di lui soprattutto una “tappa obbligatoria” come la patente, gli ho dato la mia fiducia e ora non so se continuare con lui o cercare qualcun’altro..io infondo come posso sapere se la sua terapia sia efficce o meno? Mi ripete spesso che ci vuole tempo, tempo e pazienza, ma ho raggiunto un punto di non ritorno e sento a pelle che se non ricevo un aiuto concreto in breve tempo la mia vita raggiunerà uno stadio di squallore e tristezza inrecuperabile..ho allontanato tutti, la mia famiglia, i miei amici..non ho interessi, nulla mi da più gioia o dolore, le mie giornate passano facendo un lavoro che odio e stanto a casa a far nulla e consideri che questo che è come mi sento ad oggi, proprio mentre le scrivo, dopo 9 mesi di terapia. E’ da un paio di settimane che non riesco più a vederlo e vorrei sfruttare questo momento per decidere se continuare o chiudere i rapporti, quello che le chiedo e se secondo il suo modesto parere questa persona stia effettivamente usando la giusta metodologia per riuscire a risolvere i miei problemi oppure dovrei quanto meno provare a consultare quancun’altro in contemporanea. Ho scaricato un paio dei libri che consiglia, spero mi siano utili,infine le chiedo scusa per la mia pessima grammatica tra i miei tanti errori cè anche quello di aver studiato molto poco… Con l’occasione le auguro buone feste, saluti.

    • Caro Daniele, grazie per la tua condivisione e per i complimenti.
      Naturalmente darti una risposta valida al 100% è difficile, ma il mio punto di vista rispetto alla durata delle psicoterapie si rifà a un concetto essenziale: i risultati si devono vedere velocemente. Se un intervento funziona, funziona subito. Che non significa necessariamente che il problema si risolverà subito, ma che da subito si potranno vedere dei cambiamenti. E questo, secondo gli studi in terapia breve, si apprezza per la maggior parte delle problematiche – poi, ovviamente, ogni situazione è a sé, per carità.

      Inoltre io condivido pienamente tutto quel filone di ricerca che mostra come i maggiori risultati si ottengono nelle prime 6-8 sedute. Anche per questo io non mi do più di 10 incontri (anche qui, ovviamente, con le dovute eccezioni): in 10 sedute posso dare il massimo per aiutare la persona, trascorse le quali avremo ottenuto la maggior parte dei risultati possibili; al punto che lo scopo diventa mettere in grado la persona di continuare ed eventualmente terminare da sé – o, perlomeno, di non continuare con un terapeuta che ha già dato il 90% di quel che poteva dare.

      Mi spiace di non poterle dire di più. Non posso suggerirle cosa fare, se restare con il suo terapeuta o sceglierne un altro, anche se capisco i suoi dubbi. Questa è una scelta che naturalmente può fare solo lei.
      Spero comunque di esserle stato d’aiuto.

      Un caro saluto,
      Flavio Cannistrà

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