Come migliorare l’autostima? Un errore comune

Come migliorare l'autostima

Quando si parla di autostima spesso c’è un errore di valutazione: vediamo quale

Come si può migliorare la propria autostima?

Libri e articoli danno un bel po’ di risposte, a volte campate in aria, altre volte più autorevoli.

Oggi non voglio unirmi alla schiera e aggiungere un’ulteriore risposta alla lista, ma sottolineare invece in poche righe un altro aspetto: un errore che si fa comunemente quando si parla di autostima.
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Ehi, che ti aspettavi?

Psicoterapia breve strategica

Le nostre aspettative vengono spesso tradite dalla realtà dei fatti. Perché?

Sull’aspettativa campano molte istituzioni. Comprensibile se, come dice Matteo Rampin, non viviamo per essere felici, ma siamo felici per vivere.

«In che senso?»
Nel senso che la ricerca e la conquista della felicità è ciò che fa da contrappeso alle normali vicissitudini della vita.

Il problema, però, è quando la nostra felicità dipende dal nostro rapporto con gli altri.
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I 7 passi del Problem Solving Strategico

Che cos’è il problem solving?
È lo studio dei processi, delle fasi, dei punti che permettono di arrivare da un problema alla sua soluzione.

Una formulazione molto interessante e soprattutto efficace l’ha data negli ultimi anni Giorgio Nardone, elaborando il Problem Solving Strategico: una strategia, appunto, composta da 7 passi, 7 passaggi, attraversati i quali si potrà raggiungere la propria meta.

Niente di miracoloso, solo un meticoloso studio dei processi di cambiamento e l’applicazione di tecniche e logiche raffinate a un elevato numero di situazioni (individuali, di gruppo, fino anche aziendali) che l’hanno reso un modello estremamente valido.

Io stesso, con le mie personalizzazioni (ognuno ha il suo stile naturalmente), lo seguo e lo utilizzo, trovandolo estremamente semplice ed efficace.

Quali sono questi 7 passi?
Nardone li ha spiegati molto bene durante un suo intervento, che potete vedere in questo video.

Buona visione,

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo
Specialista in Terapia Breve Strategica

E’ tutto uno state of mind

Psicoterapia credenze disfunzionali

I nostri “state of mind” definiscono ciò che ci concediamo di fare o non fare.

Siamo a cena, Luigi e io. L’indomani dobbiamo tenere una giornata di formazione e adesso stiamo parlando di tutto, di qualunque cosa abbiamo voglia di condividere: ci conosciamo da poco più di tre ore, ma c’è stata subito un’ottima intesa.

Luigi mi chiede del mio lavoro di psicoterapeuta, di cosa faccio, di come lo faccio, e delle maggiori difficoltà che incontriamo.
«Sai» gli dico, «c’è un bellissimo libro sul cambiamento – Change, di Paul Watzlawick – che ha un capitolo che s’intitola “Tutto, ma non questo”».
«Che vuol dire?» mi chiede Luigi.
«Che spesso vogliamo cambiare qualcosa, ma vorremmo cambiare senza cambiare quella cosa, cambiare rimanendo gli stessi: solo che in questo caso rimanere gli stessi significa soffrire».

Luigi annuisce. «Certe volte ci freghiamo con le nostre stesse mani».
«Un sacco di volte» aggiungo.
Guarda senza guardarlo un punto accanto a me. «È tutto uno state of mind» dice. «È tutto uno state of mind».

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Mai arrendersi

depressione terapia roma

Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela (Lao Tzu)

Nel secolo scorso venne condotto un esperimento che oggi ci risulterebbe immediatamente disumano: dei topini venivano messi in un contenitore pieno d’acqua senza possibilità d’appiglio, osservando dopo quanto avrebbero smesso di nuotare, dopo quanto, cioè, si sarebbero arresi, presi dalla disperazione. Alcuni di questi esperimenti lasciavano anche il topino completamente al buio: la resa incondizionata pare che avvenisse in pochi minuti.

Altri topini, invece, a un certo punto venivano presi dalle mani dello sperimentatore, tratti in salvo per qualche istante, e poi rimessi nel contenitore: questi ultimi nuotavano e rimanevano a galla per numerose ore, anche più di un giorno. La speranza di potercela fare li faceva insistere e andare avanti.

La crudeltà dell’esperimento fu sottolineata a più riprese da numerosi autori, alcuni dei quali tuttavia cercarono quantomeno di trarre un’osservazione in qualche modo utile da tutto ciò: l’ultima a morire non è probabilmente la proverbiale speranza, ma è la speranza che consente di essere gli ultimi a morire, o di non esserlo affatto.
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